Sarebbe Michele Palumbo (in foto al momento del suo arresto, ndr), 46 anni, da sei in carcere, il nuovo “pentito” della camorra a Torre Annunziata. Da indiscrezioni di ambienti investigativi il “munnezza” (così è conosciuto nel panorama criminale oplontino), ritenuto dall’Antimafia uno dei killer in passato più efficaci del clan Gionta, avrebbe infatti deciso di svelare agli inquirenti i segreti della cosca dei valentini.

Palumbo finì in manette il 23 settembre 2009, dopo quasi un anno e mezzo di latitanza, sfuggito al blitz “Alta Marea” che portò in cella altri settanta affiliati. I carabinieri lo scovarono in una casa di Boscoreale, nascosto dietro una botola con apertura meccanica, a sua volta occultata da un termosifone.

Con sé, quel giorno, il “munnezza” non aveva armi: solo un documento falso, per scampare al pesantissimo ordine d’arresto spiccato ai suoi danni per associazione a delinquere di stampo mafioso e traffico internazionale di stupefacenti, aggravato dall’articolo 7.

Il curriculum di Palumbo “vanta” pure una condanna all’ergastolo per l’omicidio del pregiudicato Ettore Merlino, affiliato agli Ascione-Papale di Ercolano. La sua morte, però, fu decisa a tavolino a Palazzo Fienga nel 2007.

I Gionta, cinque anni dopo l’esecuzione di Merlino, si tradirono da soli: con un filmato girato dalle loro stesse telecamere, che consegnò alle indagini i volti e i nomi dei killer e dei mandanti di quell’agguato in via Nazionale del 24 maggio.

Immagini crude, che svelarono il perché di uno dei tanti omicidi di camorra fino ad allora irrisolti. I racconti di Palumbo (sulla cui collaborazione la Dda mantiene ancora il riserbo) potrebbero aiutare, e di molto, a ricostruirne altri. Oggi forse ancora segreti.