"Il 27 luglio mi cacceranno via e non so dove andare. Sono solo, malato e vivo con 300 euro al mese, che ne sarà di me? Da sette anni chiedo una casa al Comune, ma senza ottenere risultati. Cosa devo fare per sopravvivere? Sono disperato". Andrea è stremato, non vuole più sentir parlare di speranza. La vita gli ha rifilato troppe batoste e non ne può più. Con la voce rotta dal pianto racconta singhiozzando gli ultimi sette anni della sua vita, passati a lottare contro malattie. problemi economici e solitudine.

Da anni chiede aiuto al Comune di Torre Annunziata, ma senza ricevere risposte. Vive in una casa-tugurio in via Francesco Di Paola, ma a breve sarà sfrattato. La proprietaria è intenzionata a vedere l'appartamento, per cui il 27 luglio dovrà andarsene. Ischemia cerebrale, bypass coronarici e artrorsi cronica. Lo stato di salute di Andrea è seriamente compromesso. La casa in cui abita è angusta e umida e l'aria è irrespirabile a causa della muffa. "Ho avuto un'ischemia cerebrale e ne pago ancora le conseguenze. Il mio cuore non funziona e ho dolori cronici alle ossa. Dove sono i servizi sociali quando hai bisogno? Il Comune deve intervenire, chiedo un alloggio popolare da sette anni. Non ho nessuno che si prenda cura di me, sono solo in questa battaglia".

Disperazione, solitudine e paura. Le giornate di Andrea Gallo sono scandite dall'incertezza, il futuro lo terrorizza. Otto anni fa la sua vita è cambiata per sempre. Ancora oggi, all'età di 55 anni, lotta con le gravi conseguenze di un'ischemia cerebrale. È un ex muratore che va avanti con una pensione di 300 euro al mese, di cui 150 spesi per l'affitto. "La proprietà non vuole rinnovare il contratto, è intenzionata a vendere l'appartamento. Sono da anni nelle liste per gli alloggi popolari, ma non mi assegnano una casa. C'è sempre qualcuno che ne ha più bisogno, perché magari ha figli. E io allora? Chi è solo deve morire?".

La situazione è al limite, il countdown è iniziato e a breve Andrea sarà sfrattato. I suoi affetti si contano sulle dita di una mano, i rapporti con i familiari sono ai ferri corti. A dargli cure e conforto è solo Giuseppe, infermiere della zona che ha preso a cuore la sua situazione. "Gli voglio bene e faccio quel che posso per aiutarlo, ma sono preoccupato. La disperazione gioca brutti scherzi. Andrea non ha più niente da perdere e la depressione sta prendendo il sopravvento. Non posso credere che nel 2023 assistiamo ancora a questo. Perchè non si può garantire dignità ad un uomo? Adesso basta. Non c'è più tempo, serve un aiuto concreto". 


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