Un sogno che si avvera. Definisce così Salvatore Gallo le sue avventure nel seguire le gesta di Diego Armando Maradona.

Il decano dei fotografi di Torre Annunziata racconta per filo e per segno alcuni momenti che ha vissuto nella Napoli del Pibe. “L’ho raggiunto fino a Stoccarda. Quello che ha fatto lui in campo non è riuscito più a nessuno. Spesso mi è capitato di portargli delle persone per scattare una foto e lui è sempre stato disponibile. Gli ho donato tanti poster e foto e lui ringraziava ogni volta in maniera educata. Vederlo giocare per noi era una gioia. Una volta addirittura prese la mia macchina dalle mani e scattò alcune foto. Con noi aveva un rapporto speciale e non si nascondeva mai. Io sono grande amico di Gianni Aiello, che era il suo autista e gli è sempre stato vicino. E quante notti abbiamo passato sotto casa sua. Avevo immaginato che non stesse bene e per sentirlo più vicino avevo piazzato la sua foto, che scattai mentre era assieme all’avvocato Pisani, sul mio desktop”.

Salvatore Gallo passa a parlare anche di alcuni aneddoti. “Un ricordo indelebile è quello riguardante la partita di addio al calcio di Ciro Ferrara allo stadio San Paolo. C’era una bolgia e scattargli una foto era impossibile. Ma lui era lì che voleva solo concedersi al pubblico. L’ultima volta che l’ho visto dal vivo è stato a Roma per una partita con Totti. Scattai una foto con loro due assieme e la regalai a Francesco che mi disse che l’aveva affissa in casa sua. Queste sono grandi soddisfazioni. Poi non si può dimenticare la coppa Uefa vinta a Stoccarda nell’89. Io andai allo stadio e all’epoca le premiazioni non erano così organizzate come ora. Anche in quell’occasione fare una foto a Diego fu una vera impresa. Al rientro a Napoli la coppa Uefa nelle sue mani sembrava un bambino appena nato. Pure se il tempo passa tutto resta dentro”.

Le emozioni vissute con Maradona per il fotografo oplontino sono state pari solo a quelle di Cavani. “Lui è entrato nel mio cuore come lui –ha concluso Gallo- Infatti ho regalato a Edy una maglia che avevo di Diego”.

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