Un centro storico paralizzato e un rilancio che continua a slittare. Una contraddizione evidente, considerando l'inestimabile patrimonio culturale di Oplontis, che potrebbe rappresentare un autentico motore di sviluppo. Ne è convinto Vincenzo Marasco, instancabile ricercatore che ha fatto della storia locale un faro. "Parliamo di turismo, ma mancano le basi. L'aspetto storico-culturale è messo continuamente in secondo piano. Bisogna capire che in una città come Torre Annunziata archivio e biblioteca non sono un optional".

Due tasti dolenti sui quali Marasco non intende arrendersi. "È la mia battaglia personale. La memoria è essenziale per non dissolvere nel vuoto l'identità di una comunità. L'archivio non può e non deve essere trascurato. Piuttosto, sia gestito da figure professionali capaci di valorizzarlo e arricchirlo. Puntare sul potenziamento, infatti, significherebbe aprire le porte a tanti studiosi del territorio. Un percorso che, se attuato, darebbe un valore aggiunto al centro storico. 

Fondatore e presidente del centro studi Nicolò d'Alagno, nonché socio dell'Archeoclub, Marasco è la voce che svela la città del passato. Una ricerca continua che lo ha portato alla stesura di svariati lavori, tra i quali "I Voiello, Storia di una famiglia di Torre Annunziata pioniera ed eccellenza dell'arte bianca italiana". Libro scritto insieme ad Antonio Papa e Salvatore Cardone.

Una storia, quella di Torre Annunziata, che affonda le sue radici anche nella Villa di Poppea, antica testimone silenziosa dei cambiamenti di Oplontis nel tempo. Un'eredità straordinaria, ma anche fragile. Ed è sul sito archeologico oplontino che Marasco offre un punto di vista diverso. "Il calo dei visitatori nel 2025 non deve preoccuparci più del dovuto. Potrebbe trattarsi di un dato fisiologico. Inoltre, la villa è un sito delicato con spazi molto piccoli. Crediamo davvero che il turismo di massa sia un valore aggiunto? Io non penso", spiega categorico. Per lo storico, Oplontis "può essere considerato un sito di nicchia" per le sue particolarità. Caratteristiche che attirano soprattutto i visitatori determinati a vivere un'esperienza diversa da Pompei. 

Ma Oplontis è ancora ai margini e se Torre Annunziata punta al rilancio, allora non può essere rimandata la questione legata alla scarsa pubblicità. "Se la Circumvesuviana è l'unico mezzo di trasporto capace di portarci a pochi metri dalla villa, allora io mi chiedo come sia possibile che non ci sia nemmeno un cartellone informativo che lo faccia intuire", tuona Marasco.

Ma il riferimento non riguarda solo la domus romana, ma anche Basilica e altri tesori. "Si potrebbe suggerire al visitatore l'idea di fare un tour, magari segnalando anche ristoranti caratteristici a pochi metri di distanza. Mi viene da pensare a "Rampa del Porto", ad esempio. Ma non solo. Dopo la visita potrebbero continuare l'esperienza scoprendo altri lati della città". 

Ma attirare un visitatore comporta un'attenzione al decoro urbano. "Una città sporca e nel degrado non attira nessuno. Inconcepibile che l'ingresso della villa di Poppea sia ostaggio dell'incuria. Ripeto, parliamo di rilancio ma c'è ancora molto da fare".

Nel frattempo, è notizia degli ultimi giorni l'incontro tra il direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel e il sindaco Corrado Cuccurullo. Oplontis ha recentemente svelato nuove meraviglie, occasione che può essere sfruttata per dare risalto al sito.

"Serve una rete che metta in collegamento varie realtà, come accade già tra le associazioni. Ci confrontiamo continuamente e non ci tiriamo mai indietro perché il rilancio di Torre Annunziata è l'obiettivo di chiunque ami questa città", conclude.

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