Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso presentato da Vincenzo Ascione contro lo scioglimento del Comune per infiltrazioni camorristiche. Dopo la sentenza di incandidabilità un’altra mazzata per l’ex sindaco di Torre Annunziata, diventato inevitabilmente l’uomo-simbolo della mala politica locale.

Il teorema difensivo dei legali di Ascione è crollato davanti all'evidenza. L’ex primo cittadino ha impugnato il decreto di scioglimento ritenendolo ingiusto, ma le motivazioni del Tar del Lazio lo inchiodano alle sue responsabilità. Dal sabotaggio del piano anticorruzione al rinvio dell’installazione delle telecamere di videosorveglianza. Quando il Prefetto di Napoli, Claudio Palomba, puntava i fari su Torre Annunziata per intercettare il malaffare, Vincenzo Ascione puntualmente li spegneva. Sono quattro le riunioni ignorate. L’ex sindaco chiudeva gli occhi dinanzi alle ingerenze della camorra per non scontentare amici e parenti delle cosche a cui era assoggettato.

Vincenzo Ascione, rompendo di fatto il patto con la comunità di Torre Annunziata, avrebbe operato a beneficio del malaffare. “L’installazione delle telecamere di videosorveglianza (sicuro strumento idoneo ad aumentare la sicurezza pubblica) – specificano i giudici del Tar del Lazio nella sentenza - veniva ritardata per molto tempo, evidenziando il disinteresse rispetto ad un’evidente lacuna nel sistema di controllo del territorio”.

Inoltre è emerso in più occasioni “il disinteresse anche nel governo dei beni confiscati alla criminalità organizzata: difatti, gli atti gravati evidenziano come la gestione fosse palesemente confusa e poco attenta”. Una grave inerzia amministrativa segnalata più volte dall’ex vicesindaco Diana

Negli 11 punti della sentenza con cui il Tar del Lazio respinge il ricorso emerge la figura di un amministratore debole, colpevole di non avere mai effettuato azioni incisive all’interno del territorio. A testimonianza della soggezione al malaffare locale, l’episodio dell’aggressione compiuta da un dipendente – imparentato con soggetti noti alle forze dell’ordine - ai danni di un suo collega. In quella circostanza Ascione “si sottraeva al proprio compito non presentandosi (per ben due volte) dinanzi all’organo disciplinare ove avrebbe potuto fornire la propria testimonianza. Si tratta di un contegno che evidenzia lo sprezzo dei doveri giuridici e morali del primo cittadino nei confronti degli impiegati dell’ufficio che dirige”.


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