“Diventare un clowndottore mi ha cambiato la vita. Sono stati i bambini i miei più grandi maestri. Seguirli durante il ricovero e poi accompagnarli fuori dalla porta dell’ospedale perché ce l’hanno fatta, è un’emozione indescrivibile”.

Ambrogio Scognamiglio è un’eccellenza di Torre Annunziata. Coach e docente universitario di comunicazione medico-paziente e intelligenza emotiva presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, ha iniziato nel campo degli eventi e dell’animazione.

Durante ogni spettacolo dedicava particolare attenzione ai bambini con disabilità seduti nelle prime file. Cercava di coinvolgerli, provando a regalare un sorriso. Da questa esperienza ha iniziato a farsi strada l’idea di aiutare ancora di più i piccoli in difficoltà.

Diventa un clowndottore e inizia il suo impegno negli ospedali di Roma e di tante città italiane – vestito col naso rosso e il camice colorato – per rincuorare e divertire i bambini ricoverati nei reparti di neurochirurgia e oncologia.

“Sono migliaia i ricordi belli. Sono particolarmente legato a Caterina, una bimba che porto nel cuore. Ha combattuto con grande forza, senza mai arrendersi. Lei è un grande esempio di resilienza. Si divertiva a “pettinarmi” (Ambrogio non ha capelli) e non smetteva mai di ridere e scherzare, nonostante le terapie. Oggi Caterina ce l’ha fatta, ha nove anni e sta bene. Rendere felici i piccoli pazienti è importante anche ai fini della riuscita del percorso terapeutico.”

Nel mondo immaginario dei bambini è la magia ad essere la protagonista principale. La fantasia è l’habitat naturale di una psiche ancora incontaminata, in cui i mali del mondo non possono entrare. O perlomeno, così dovrebbe essere.

Poi qualcosa cambia. Quel mondo immaginario pieno di gioia e bellezza viene forzato e i mali iniziano ad insinuarsi, a farsi spazio prepotentemente. Da fate e supereroi a prelievi e chemioterapie. La missione del clowndottore è fare in modo che l’oscurità non prevalga. 

“Non mi sento un portatore di gioia, preferisco definirmi un catalizzatore di emozioni. L’umanizzazione della cura dovrebbe essere alla base del rapporto medico-paziente. Se parti dalla persona e non dalla malattia, vinci sempre”.

Ambrogio è l'esempio di un torrese che ce l'ha fatta. Il suo messaggio ai giovani oplontini. “Io sento ancora dentro di me il bambino di Torre Annunziata. So quanto possa essere difficile crescere in una realtà così complessa, ma conosco bene la forza e la resilienza dei torresi. Le radici che ho nutrito nella mia città mi sono servite per realizzarmi. Mi auguro che le scelte dei giovani siano dettate da sogni e speranze e non dalle paure. Sappiate sempre custodire e coltivare le Relazioni”.

Dall’esperienza negli ospedali al metodo D.O.S.E. Ambrogio si specializza in coaching e in intelligenza emotiva riuscendo a trasformare la sua vocazione in una brillante carriera.

D.O.S.E è tante cose. Acronimo di dopamina, ossitocina, serotonina ed endorfine, è un metodo che si fonda su studi neuroscientifici. Si prefigge di favorire la relazione con sé stessi e con gli altri, sia in ambito ospedaliero che aziendale. L’essenza del metodo è supportare le persone a conoscere e rendere alleata l’energia delle emozioni che è dentro di noi per migliorare la propria vita e quella degli altri. Il tutto su un tappeto di leggerezza e sorriso”.

Ad oggi il metodo D.O.S.E è stato riconosciuto a livello europeo e si prepara ad un essere un modello internazionale importante da applicare soprattutto nelle strutture ospedaliere per favorire il rapporto medico-paziente e migliorare le relazioni di cura.


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