Ogni giorno che passa è sempre più concreta la possibilità di tornare a votare la prossima primavera a Torre Annunziata. Negli ultimi giorni infatti si sono intensificati gli incontri tra pezzi della maggioranza e i consiglieri di minoranza firmatari della mozione di sfiducia per porre fine all'amministrazione Ascione. 

Per far decadere il consiglio comunale in anticipo e portare quindi i torresi alle urne un anno prima della scadenza naturale, è necessario che lo scioglimento dell'assise avvenga entro giovedì 25 febbraio. Se ciò avverrà, allora il Viminale potrà inserire le comunali di Torre Annunziata nel turno di amministrative 2020. Archiviata l'ipotesi del voto in aula sulla mozione di sfiducia (mozione nulla perché presentata da 6 consiglieri su un minino di 9 previsti, ndr), l'unica chance che hanno gli oppositori di Ascione, interni ed esterni alla maggioranza, è recarsi dal notaio entro mercoledì 24 febbraio, giorno in cui è stato convocato il consiglio comunale per scegliere, tra le altre cose, anche il nuovo presidente del consiglio comunale.

Occorrono 13 firme dal notaio e quelle sostanzialmente ci sono. Tutti sono concordi nel ritenere quella di Ascione una parentesi negativa che va chiusa prima possibile. Quello che ancora non è chiaro è il progetto per il futuro: è qui che la trattativa si è fatta più serrata negli ultimi giorni. Gli aspiranti sindaci sono tanti e il tempo è poco.

Al di là di quello che sarà l'esito delle trattative, è ormai certo che Ascione è un sindaco politicamente azzoppato che nessuno vuole. Chi ancora lo sostiene lo fa o per tattica o per tornaconto personale. In ogni caso anche se le trattative entro il 25 febbraio tra minoranza e pezzi della maggioranza dovessero fallire, Ascione rappresenterebbe, lungo un percorso di ricostruzione, un elemento di ostacolo che andrebbe rimosso. Non lo vuole il PD, non lo vogliono i consiglieri della maggioranza pronti ad andare dal notaio, non lo vuole la minoranza.

Torre Annunziata non può permettersi un altro anno di immobilismo e inefficienza amministrativa dove l’unico argomento è vedere quanto ancora Ascione sia in grado di reggere. La strada più ovvia, in questo clima, sarebbero le dimissioni del sindaco. Chi guida un’amministrazione consumata e superata dagli eventi dovrebbe, con onestà intellettuale, capire che il suo tempo è terminato e, con uno scatto d’orgoglio e dignità, rassegnare le dimissioni. Dubito che questo avvenga.

Per questo motivo, se entro il 25 febbraio non accadrà nulla, è necessario che PD, moderati e attuale opposizione, trovino, così come nello spirito del Governo Draghi, il coraggio di chiedere ad Ascione, tutti insieme, un passo indietro.

Questo aprirebbe un dibattito sul futuro: la città avrebbe un anno intero per interrogarsi e costruire, perché no, anche una classe dirigente rinnovata che presenti un progetto politico nuovo, capace di dare una smossa al torpore di cui è infetta buona parta della popolazione cittadina. Molto più del Covid.