“Una imponente organizzazione criminale, con una irrefrenabile e capillare capacità di spaccio che ha portato i soggetti maggiormente operativi a cedere grossi quantitativi di sostanze, anche fuori provincia e fuori regione e in alcuni casi, anche nelle carceri”. C’è scritto questo nelle oltre 1300 pagine di ordinanza (1363, ndr) firmate dal Gip del tribunale di Torre Annunziata Antonio Fiorentino.

LA STRUTTURA DELL’ORGANIZZAZIONE. A capo dell’associazione, secondo la ricostruzione degli inquirenti, c’era Giuseppe Morello, 44enne di Torre Annunziata già noto alle forze dell’Ordine: è definito “indiscutibilmente il motore dell’intero gruppo criminale”. Morello risulterebbe coinvolto in tutti gli episodi di spaccio accertati dai carabinieri, curando i contatti con acquirenti e concordando con i clienti i luoghi per la consegna, perfino in Sicilia, avvalendosi dell’aiuto di Francesco Gallo, 22enne di Pompei, ritenuto “il braccio destro di Morello”, ma anche di suo fratello Gerardo, 48enne di Torre Annunziata, punito con l’obbligo di dimora a Eboli; e di suo cugino Benito Nasto, 41enne di Torre Annunziata, il quale gestiva autonomamente una piazza di spaccio a Castellammare di Stabia, assieme alla moglie Virginia Lanzieri, 40enne stabiese.

Tra gli altri “collaboratori”, c’era anche Carmine Visiello, 24enne di Trecase: egli si occupava del passaggio di droga fino a Eboli, insieme a Vito Coppola, 26enne di Trecase. Il fornitore principale era però Salvatore Orofino, 43enne di Torre Annunziata: era lui ad approvvigionare i pusher affiliati all’organizzazione.

Nelle fasi di acquisto della droga in Sicilia avrebbero assunto un ruolo primario tre indagati: si tratta di Vincenzo Annunziata (38 anni), Vittorio Tamburella (31 anni) e Massimiliano Merlino (36 anni), tutti di Messina.

LA BATTERIA “OPLONTINA”. Nella batteria di pusher oplontini spiccavano varie figure, che smistavano la droga nel vesuviano e nell’agro nocerino - sarnese. Tra questi c’erano Alessandro Montella, (36enne) Carlo Izzo (23enne) e Lorenzo Conò (47enne): secondo gli inquirenti riprese a spacciare già dal giorno successivo un arresto avvenuto nel marzo 2018, avvalendosi dell’aiuto della moglie Vincenza Carpentieri (41enne), della figlia Maria e del genero Cristian De Angelis (entrambi 23enni). Tra i pusher più “agguerriti” c’era sicuramente Paolo Morello, 25enne: accertate ben 162 cessioni di droga, anche a minorenni, detenendo stupefacenti in casa assieme alla mamma, Marianeve La Feltra (46enne), ritenuta responsabile di una consegna di droga in cui si sarebbe avvalsa dell’aiuto di una bambina. In aiuto di Paolo Morello, c’erano Veronica La Feltra, 32enne e zia di Paolo, che avrebbe fatto da intermediaria tra lo stesso Paolo, Carlo Izzo e la compagna Teresa Mosca, 23enne. A comprare la droga da loro per poi rivenderla a terzi era, tra gli altri, Antonio Raiola, 35enne di Torre del Greco.

LE ALTRE PIAZZE. Al Piano Napoli di Boscoreale il punto di riferimento era Francesco Immobile, 48enne del luogo, mentre a Salerno (compreso il penitenziario) Giuseppe Morello poteva contare su una folta batteria di Eboli. Si tratta di Mauro Corsano (26enne), Roberta Somma (32enne), Modesto Portalupi (23enne), Pasquale De Luisa (26enne), Gerardo Simeone alias “Bigattino” (20enne), Renato D’Arienzo (46enne), Mario Ruggiero alias “il porco” (28enne), Ciro Tortora (41enne), Alessio Corsano (29enne), Veronica Morelli (33enne) e Demetrio Sartori, 35anni, unico napoletano del gruppo. Era proprio Sartori a rifornirsi a San Giovanni a Teduccio, grazie a suo fratello Mauro, 26enne da un fornitore locale.

La droga arrivava fino al carcere di Lanciano, in Abruzzo, grazie all’attività di spaccio di Armando Danilo Clemente, 34enne, e di suo padre Pasquale, 59enne, entrambi originari di Minturno, in provincia di Latina.

La procura della Repubblica ha specificato per ognuno di loro precise esigenze cautelari, connesse al “concreto e gravissimo pericolo di reiterazione delle condotte finora avute. Nonostante i numerosi precedenti penali, hanno continuato imperterriti a spacciare nonostante altre misure cautelari in corso, spesso anche a distanza”.

La droga veniva consegnata a domicilio o in luoghi convenzionali, previo contatto telefonico finalizzato a concordare, tramite linguaggio criptico e sfruttando per lo più utenze radiomobili intestate a persone inesistenti, quantità e qualità dello stupefacente.

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