“Troppo potere nelle mani di una sola persona”. La crisi politica che da mesi sta caratterizzando l’amministrazione comunale di Torre Annunziata gira tutta intorno al ruolo dell’esponente PD Luigi Ammendola. Riconfermato vicesindaco e assessore con deleghe “pesanti” come lavori pubblici e urbanistica, il maresciallo della Guardia di Finanza prestato alla politica è da mesi nel mirino di diverse forze politiche. “Decide da solo senza condividere scelte e atti di indirizzo politico” le accuse che arrivano dalle forze politiche che, man mano si sono sfilate dalla maggioranza. Prima l’Udc e adesso i Progressisti. Tre consiglieri comunali che, al momento, si trovano sull’Aventino. Si sono tirati fuori dalla squadra di governo. Daranno un appoggio esterno in consiglio comunale, valutando di volta in volta i singoli atti. Con il serio rischio di mettere a rischio il prosieguo dell’amministrazione.

Non ci stanno a partecipare ad un “nuovo percorso” (così recita il documento politico, ndr) che vede nei ruoli apicali, le stesse figure. Luigi Ammendola è accusato di non condividere con la maggioranza scelte strategiche per il futuro della città. Ed è accusato di presenzialismo eccessivo che spesso fa ombra allo stesso primo cittadino. “Ascione avrebbe dovuto ridimensionare Ammendola e invece? Ce lo ritroviamo riconfermato al suo posto con tutte le deleghe” accusa chi in questo momento si tiene fuori dal governo (e forse dalla maggioranza).

D’altronde l’assessore, così come l’intera amministrazione, paga lo scotto di essere in ritardo su diverse opere. Arcate Borboniche, programmazione urbanistica, waterfront, lavori pubblici. Un’ammissione che lo stesso sindaco e la sua maggioranza fanno nel documento politico programmatico.  

Anche nel PD molti avrebbero voluto un suo ridimensionamento. “Ci voleva un segnale di maggiore discontinuità” affermano i dirigenti dem. Ma la linea che passa, per ora, è di fare buon viso. Abbozzano dal PD. “Vedremo in questi mesi se gli obiettivi saranno raggiunti. D’altronde, ognuno è artefice del proprio destino”. E questo vale anche per sindaco e vicesindaco.

Facendo una breve riflessione sui numeri, perchè in politica contano anche quelli, Ascione oggi ha dalla sua parte 14 consiglieri. Di questi, 12 però sono quelli di cui ci si può fidare perché coinvolti nella squadra di governo. La coppia Salvi Pallonetto, rimasta a bocca asciutta, aveva come assessore di riferimento Bruno Orrico. Restano in maggioranza con la speranza di rientrare nei giochi a maggio con l’ingresso improbabile in giunta di Antonino Muto (ipotesi già bocciata dal PD). Ad un minimo segno di sofferenza, potrebbero spostarsi sull’Aventino in compagnia di Udc e Progressisti. Cinque consiglieri che, insieme ai sette della minoranza, potrebbero mettere fine alla sindacatura di Ascione.