8 tonnellate di amianto scomparse e mai censite nello Spolettificio di Torre Annunziata. Il mistero accende i riflettori sullo stabilimento milirare, un'area che non è mai stata classificata come inquinata.
Una vicenda inquietante, lanciata pubblicamente dal portale indaginipersone.it d Filly Vicidomini e che è arrivata in Senato grazie ad un'interrogazione da parte di alcuni parlamentari. Un caso che merita un immediato chiarimento da parte dei vertici militari della struttura e della Direzione Agenzia Industrie Difesa. Ma andiamo con ordine.
Nel 2015 l'ex dipendente dello Stabilimento Giuseppe Ingenito muore all'età di 62 anni. La diagnosi non lascerebbe spazio al dubbio: mesotelioma pleurico per possibile esposizione all’amianto.
Ma dove era collocata questa sostanza che ha determinato la sorte della vita di Giuseppe?
“Mio marito ha sempre sollevato domande ai dirigenti dello spolettificio riguardo alla presenza di amianto all’interno dell’azienda. I dirigenti negavano e gli altri lavoratori tacevano per tenersi il posto di lavoro - racconta la vedova, Teresa – Quando mio marito si è ammalato abbiamo provato a rivolgerci ad un legale per ottenere risarcimento. Per i medici non c’erano dubbi che si fosse ammalato a causa di una lunga esposizione all’amianto. Il punto è che l’avvocato ci fece notare che la zona dello spolettificio non è mai stata censita dalle autorità come inquinata".
Da un accesso agli atti spunterebbe finalmente la documentazione che attesterebbe la presenza di almeno dieci tonnellate di amianto nel 2010, ma la zona non è mai stata catalogata come inquinata. Da un ulteriore accesso agli atti richiesto dalla famiglia di un ex lavoratore, risulterebbero demolite, di quelle dieci, soltanto due tonnellate.
A questo punto le domande sono tre: dove sono finite le altre otto? Perché l’edificio militare non è mai risultato tra i siti contaminati? Oggi lo spolettificio è un luogo sicuro?
L’INAIL non risponde a nessuna delle domande dei parenti - racconta il portale indaginipersone.it - temporeggiando su una nuova richiesta di accesso agli atti, finalizzata proprio a rispondere a questi quesiti. Il mancato censimento del sito da parte delle autorità ha sbarrato la strada dei risarcimenti agli ex lavoratori che si sono ammalati.
Ad un certo punto della storia, il colpo di scena: nel 2017, con l’aiuto del sindacalista Antonio Fiore – segretario organizzativo Nazionale dei Metalmeccanici e segretario generale della CISAL Metalmeccanici regione Campania –, Teresa invia una richiesta di accesso agli atti all’ASL, ed è a quel punto che verrebbero fuori precisamente due documenti che parlano chiaro: allo spolettificio l’amianto c’era stato, eccome!

Tanto che nel 2010 l’ASL accertava la presenza di dieci tonnellate di amianto e rilasciava l’autorizzazione per la rimozione, il confezionamento, il trasporto e lo smaltimento, e chiedeva espressamente comunicazione del termine dei lavori. Ora, secondo la documentazione fornita alla vedova, nel 2012 l’ASL riceve la comunicazione di fine lavori soltanto per due tonnellate di amianto, più la rimozione di venti chili di fasciature dello stesso materiale. E le restanti otto tonnellate dove sono finite? Non ne abbiamo notizia.

Un altro punto che suscita interesse è capire perché lo spolettificio non risulti in nessun piano di bonifica redatto dalle autorità competenti. Insomma, può anche essere – come ci auguriamo – che successivamente le restanti otto tonnellate di amianto siano state rimosse; a quel punto non avrebbe avuto senso inserire il sito nel più recente piano di bonifica della regione Campania; ma non sarebbe dovuto comparire quantomeno nelle edizioni precedenti? Ecco, in nessuna delle edizioni dei piani di bonifica che si sono susseguite negli anni è presente lo spolettificio.
In tutte le edizioni leggiamo che tra i siti contaminati di Torre Annunziata sono presenti due aree: quella dell’Ex Deriver, e quella Tecnotubi-Vega, nessuna delle quali coincide con lo Spolettificio.


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