Spintoni, calci, pugni e caschi utilizzati come armi. A Torre Annunziata, in via Gino Alfani, i baby criminali seminano il panico. La curva, in passato luogo di spensieratezza e divertimento, si è trasformata in un ring: a battersi a suon di calci e pugni decine di ragazzini senza controllo. Domenica sera, intorno alle ore 00:15, ennesima maxi-rissa in via Gino Alfani. Un’escalation di inarrestabile violenza in cui i protagonisti, giovanissimi con l’attitudine a compiere reati, hanno impugnato i caschi come armi per ferire l’avversario.  Gli imprenditori di Via Gino Alfani sono stanchi del degrado crescente che regna sovrano in città. Negli ultimi due anni hanno lottato duramente per mantenere in piedi le attività, messe in ginocchio da restrizioni e lockdown, e adesso che il Covid ha allenato la presa, un’altra emergenza: la movida violenta. Francesco Trapanese è il proprietario del lounge bar “BellaVista”. La sua attività, sita a pochi metri dalla curva, è un punto di riferimento per la movida oplontina. Trapanese si è scagliato contro la mala politica locale, colpevole di avere abdicato alla sua funzione educativa e sociale: “L’evento in sé è l’amaro frutto che si raccoglie da una situazione di abbandono della città. La politica ha preferito speculare anziché fare il suo dovere. Occorre più controllo su tutto il territorio. I ragazzi devono avere delle distrazioni. Io vedo tanta movida che non ha senso se non nell’alcool e nelle droghe leggere. Bisogna alzare il livello dell’intrattenimento tramite spettacoli e cultura, è questa la medicina”.

Antonio Carfora proprietario di “Savì il Bistrot 1946”, rinomato ristorante nel cuore di via Gino Alfani, è preoccupato per l’incolumità dei clienti, costretti ad assistere a spettacoli indecorosi. “Non è una bella scena da vedere. Hanno iniziato a picchiarsi intorno alle ore 00.15. Utilizzavano i caschi per fare a botte. Avevo ancora un tavolo, stavo servendo gli ultimi clienti”. Ha spiegato Carfora. “Episodi del genere potrebbero verificarsi dovunque, certamente, ma la soluzione c’è: la presenza di un presidio fisso delle forze dell’ordine scoraggerebbe questi giovani. Basterebbe anche un militare semplice e sicuramente quel ragazzino ci penserebbe due volte a comportarsi così”. La curva presa d’assalto dalle baby gang preoccupa i genitori oplontini, terrorizzati dall’idea che sia lesa l’incolumità dei propri figli, frequentatori abituali di Via Gino Alfani. Il gruppo Facebook ‘Segnaliamo cosa non va a Torre Annunziata’ raccoglie quotidianamente centinaia di lamentele. I genitori sono preoccupati, pretendono l’intervento delle forze dell’ordine nelle zone ad alto rischio. Tra i commenti pubblicati sul gruppo social il duro sfogo di mamma Maria: “Mia figlia è stata costretta a scappare, dovete vergognarvi”. La ragazzina si è ritrovata indirettamente coinvolta nella rissa violenta della scorsa domenica e, riuscita a sfuggire alla furia della baby gang, ha denunciato l’accaduto a sua madre. Ad unirsi al coro degli imprenditori e dei genitori arrabbiati anche gli abitanti della zona. Le notti dei residenti di Via Gino Alfani sono turbate costantemente da urla e schiamazzi. I giovani che abitano lungo la strada hanno paura di rientrare in casa durante il weekend, preoccupati che questa violenza gratuita e feroce possa colpire anche loro.

Angelo Cosenza, studente di Torre Annunziata, abita in via Gino Alfani con la sua famiglia. “Sono dispiaciuto, questa è la mia città, è la mia casa, ma sono preoccupato. Via Gino Alfani è diventata invivibile, i ragazzi sono ingestibili. Abbiamo uno spazio invidiabile che potrebbe essere un punto di ritrovo per tutti, ma a causa di questi soggetti non possiamo più sfruttarlo”. Ha spiegato Angelo, visibilmente rammaricato.  L’episodio violento di domenica scorsa non è isolato e c’è il rischio che anche nel prossimo week-end la curva si trasformi in una bolgia infernale. Gli imprenditori, i genitori e gli abitanti della zona propongono una strategia di contrasto specifica che coinvolga le forze dell’ordine: presidi fissi in zona, pattugliamento costante, e sanzionamento, all’occorrenza, del comportamento deviante. Ma le strategie preventive di natura repressiva non sono sufficienti a contenere l’emergenza sociale. Nasce l’esigenza di attuare politiche di contrasto che abbiano come oggetto la causa del comportamento criminale e non la mera conseguenza.


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