“Aldo Gionta ordinò di uccidere zì Natalino Scarpa. Per vendetta”. Ora sono due i pentiti che coi loro racconti per la prima volta concordanti inchioderebbero il boss poeta di Torre Annunziata. Dopo le rivelazioni fatte all’antimafia di Napoli da Vincenzo Palumbo, alias ‘munnezza’, neo collaboratore di giustizia del clan Gionta, anche ‘o’ castellone’, ossia Vincenzo Raimo, pentito di Ercolano ed ex compagno di cella di ‘Aldulk il ribelle’, ha deciso di vuotare il sacco.

Raimo, proprio come già fatto da Palumbo, ha indicato al pm della dda Pierpaolo Filippelli che “Aldo Gionta, direttamente dal carcere, ordinò l’omicidio” del papà del boss rivale Vincenzo Scarpa ‘caramella’. Ad uccidere Natale Scarpa (73 anni, alias ‘zì Natalino’), per l’accusa trascritta negli ultimi verbali dell’antimafia, fu materialmente Francesco Amoruso, consuocero di Aldo Gionta, morto un anno fa in carcere.

Natale Scarpa fu ammazzato nel feroce agguato di camorra consumatosi all’esterno dello stadio “Giraud” di Torre Annunziata. Era il 14 agosto 2006. Il Savoia dentro si allenava. Fuori invece diversi colpi di pistola, esplosi da una calibro lugher 9x21, uccisero ‘zì Natalino’. Trasformando Piazzale Gargiulo in una pozza di sangue a metà estate.

A processo con Aldo Gionta, il prossimo 9 dicembre al Tribunale di Napoli, anche i killer Giovanni Iapicca e Giuseppe Coppola. Poi Luigi Maresca, Vincenzo Saurro e Aniello Nasto, gli ultimi due oggi collaboratori di giustizia. La vendetta – l’assunto dda – il movente dell’omicidio.

Natale Scarpa a Carnevale schiaffeggiò infatti in pubblico Valentino Gionta junior, figlio di Aldo, all’epoca adolescente e solo anni dopo reggente del clan di via Bertone. Valentino tirò un uovo in faccia a ‘zì Natalino’. Da lì la reazione e gli schiaffi della vittima. Schiaffi lavati con il sangue e un omicidio, festeggiato al rione Carceri di Torre Annunziata con botti e fuochi d’artificio in aria.


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