Uccisa perché ha denunciato gli orrori del rione Poverelli. Si avvicina il giorno della sentenza del processo per l’assassinio di Matilde Sorrentino. Fissata al 19 novembre l’udienza in cui il procuratore Pierpaolo Filippelli chiederà la condanna per il presunto mandante di quell’omicidio: Francesco Tamarisco.

Un assassinio che a distanza di 17 anni continua a terrorizzare chi sa e non ha il coraggio di confermare le accuse dei pentiti. Collaboratori di giustizia che nel corso del processo in corso hanno sfilato in aula e in videoconferenza. Nonostante il muro di omertà, la procura è convinta che dietro l’assassinio si nasconde la figura di Francesco Tamarisco.

Mamma Coraggio fu uccisa sull’uscio di casa il 26 marzo del 2004 con diversi colpi di pistola. Aveva osato interrompere quel clima di omertà sugli orrori del Rione Poverelli, facendo luce su una delle vicende criminali più tragiche avvenute a Torre Annunziata, ovvero l’abuso sistematico e lo stupro di diversi bambini a opera di una organizzazione di pedofili attiva nel quartiere.

Le immediate indagini consentirono di individuare l’autore materiale dell’omicidio, il pregiudicato Alfredo Gallo, classe 1978. Gallo, sentito oggi dal carcere di Milano Opera nel quale è detenuto, aveva materialmente premuto il grilletto contro Matilde Sorrentino. Venne arrestato il 30 aprile del 2004 dai Carabinieri della Compagnia di Torre Annunziata e successivamente condannato all’ergastolo in via definitiva.

“Mamma Coraggio va zittita”. L’idea di ammazzare Matilde Sorrentino uscì fuori nel corso di una cena, avvenuta quindici giorni prima dell’omicidio, alla quale presero parte Francesco Tamarisco e Massimo Fattoruso, collaboratore di giustizia e affiliato al clan Aquino-Annunziata. Alla cena prese parte anche Bernardo, fratello di Francesco, e il fidanzato della sorella. Il boss riteneva le accuse di pedofilia, denunciate dalla stessa Matilde Sorrentino, infamanti per la sua persona. Sarebbe stato proprio Tamarisco ad armare il braccio di Alfredo Gallo. Quarantamila euro, tra vaglia e contanti inviati tra il 2004 e il 2017, per pagare l’omicidio e il silenzio.

Tra venti giorni, dopo la requisitoria del pm Pierpaolo Filippelli, arriverà la sentenza, confermando la volontà dei giudici che volevano la condanna entro la fine dell’anno.


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