Sarà solo un ossimoro o forse pura ironia l’augurio di buon anno del presidente del consiglio di Torre Annunziata, Antonio Gagliardi, pochi minuti dopo l’approvazione, da parte dell’assise, di un ennesimo debito che graverà sulle tasse e nelle tasche dei cittadini oplontini. Non è un passivo da poche migliaia di euro, ma un vero e proprio salasso di fine anno da 1 milione e 200 mila euro riconosciuti all’ex Oplonti Multiservizi, oggi in liquidazione. Una somma di denaro maturata, secondo l’ufficio ragioneria dell’Ente, per la revisione dei prezzi del 2012 e che sarà spalmato sui prossimi 3 bilanci delle future amministrazioni, sempre che la controparte accetti la dilazione.

Ma andiamo con ordine. Presenti alla seconda convocazione, del pomeriggio del 30 dicembre (alla prima è mancato il numero legale già all’appello), poco più di metà assemblea consiliare: 14 contro 11 assenti. Tra questi ultimi, oltre all’opposizione formata dal cartello dei 7 consiglieri dei gruppi che fanno capo ad Alfieri da un lato ed Ossame dall’altro, anche Izzo, Gallotta, Di Donna e Ruggiero.

L’assise si è aperta con il ricordo ed un minuto di silenzio per Giuseppe Veropalumbo, vittima innocente della camorra nel giorno di Capodanno di 9 anni fa, e per Pasquale Di Francesco, il politico recentemente scomparso e che per lungo tempo ha lottato contro un male inguaribile.

Quindi la discussione e lo scontro sul secondo punto, quello più significativo: “Riconoscimento debito fuori bilancio, revisione prezzi anno 2012, società Oplonti Multiservizi S.p.a.”. La spiegazione tecnica è spettata al ragioniere capo, il dirigente Nunzio Ariano: “Negli anni scorsi, la società ha vantato nei nostri confronti un debito di quasi 4 milioni di euro, contestato dall’ex ingegnere comunale Cusano. Proprio con quest’ultimo, l’abbiamo analizzato, fattura per fattura, riconoscendo solo 140 mila euro. Ne è seguito un tavolo tecnico, con rappresentati comunali e della Multiservizi, dove non si è riusciti mai a riconoscere la situazione dei crediti e debiti, anche per l’assenza dei bilanci del 2012 e del 2013”. Ma ciò nonostante, “abbiamo riconosciuto il debito per la revisione dei prezzi da 1 milione e 200 mila euro”.

La relazione del dirigente ha scatenato la polemica puntuale solo del consigliere Udc, Pasquale Iapicca: “Nel corso del tempo l’ex dirigente Visone ha sollecitato il suo ufficio a pagare l’aumento ogni 2 anni, somma decisamente inferiore a quanto ci ritroviamo a pagare adesso. Perché non ha ottemperato?” Ha chiesto rivolgendosi ad Ariano ed aggiungendo: “So bene che ogni debito fuori bilancio viene inviato alla Corte dei Conti, ma fino ad oggi non ho mai visto alcuna scheda di invio neppure quando l’ho richiesta. Dico già da adesso che attendo la prova dell’invio di questo atto”.

Il botta e risposta è continuato con la replica del dirigente che ha scaricato le colpe proprio su Visone: “Non ha mai appurato che i costi non erano coperti. Prima di chiedere un pagamento al ragioniere capo, occorre vedere se in bilancio c’è disponibilità di somme e anche, come dice la legge, coprire interamente i costi relativi ai rifiuti con la tassa apposita. All’epoca – ha concluso Ariano – non è stato fatto nessuno dei due passaggi”.

L’assise si è conclusa in anticipo dopo il sesto punto all’ordine del giorno (approvati tutti i punti fino a quel momento), venendo a mancare nuovamente il numero legale dei consiglieri.


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