Torre Annunziata. Sfratto dal bene confiscato, Oplonti Futura propone una soluzione
Il gruppo chiede la sospensione del provvedimento
13-12-2025 | di Redazione
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Non è un semplice sfratto. E non è un appartamento come gli altri. Quello di via Vittorio Veneto è un bene confiscato alla criminalità organizzata, strappato alla camorra e restituito alla collettività come simbolo concreto della vittoria dello Stato e della legalità. Proprio per questo, la decisione di allontanare la famiglia Veropalumbo – legata a un’associazione impegnata sul fronte della memoria e dell’impegno civile – rischia di trasformarsi in un caso.
A sollevare la questione è Oplonti Futura, che in un comunicato chiede una soluzione. Secondo l’associazione, l’immobile era stato assegnato in passato a un soggetto che incarnava pienamente le finalità per cui quei beni vengono sottratti alla criminalità: legalità, inclusione sociale, contrasto culturale alla camorra.
“Un bene confiscato non è un semplice patrimonio comunale”, sottolinea Oplonti Futura. “È un presidio morale, un luogo che deve continuare a parlare alla città. E proprio per questo, la scelta di procedere con lo sfratto appare, agli occhi dell’associazione, priva di quel buon senso istituzionale che dovrebbe guidare l’azione pubblica quando in gioco non ci sono solo atti amministrativi, ma storie, simboli e ferite collettive”.
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Nel merito, Oplonti Futura non si limita alla denuncia. Indica una strada a loro dire giuridicamente percorribile e pienamente conforme al Codice Antimafia: l’affidamento diretto motivato per eccezionali ragioni di interesse pubblico, previsto dall’articolo 48 del decreto legislativo 159 del 2011 e richiamato anche dalle interpretazioni dell’ANAC e dell’Agenzia Nazionale per i Beni Confiscati.
Tre, secondo l’associazione, le condizioni che renderebbero legittimo questo percorso: “L’esistenza di un interesse pubblico eccezionale, individuato nella tutela della memoria della legalità; la destinazione del bene a finalità sociali e civiche, coerenti con il vissuto e l’impegno della signora Sermino; il legame diretto tra l’associazione e gli obiettivi di contrasto culturale alla camorra. Un atto amministrativo, dunque, non “eccezionale” nell’ordinamento, ma eccezionalmente adeguato alla storia del bene e della città. Un atto che tenga insieme diritto e umanità, norme e responsabilità morale”.
Da qui l’appello all’Amministrazione comunale: “Sospendere l’efficacia dello sfratto e valutare immediatamente un affidamento motivato, trasparente e rispettoso della dignità della famiglia Veropalumbo, segnata da una tragedia che ha lasciato un segno indelebile nella memoria collettiva. Per noi di Oplonti Futura la legalità non può ridursi a una applicazione fredda delle regole. È, prima di tutto, la capacità delle istituzioni di riconoscere ciò che rappresenta un bene morale per la città. Restituire un immobile confiscato alla camorra a chi ne incarna lo spirito originario non è una concessione: è un atto di giustizia simbolica e sociale. E, forse, l’unico modo per evitare che una vittoria dello Stato si trasformi, paradossalmente, in una sconfitta della comunità”.
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