Torre Annunziata. Sfratto e silenzi, l'attacco dei Giovani Democratici contro la dirigenza locale PD
La denuncia sullo stato di abbandono della sede di Corso Vittorio Emanuele III: 'È un fallimento politico'
02-02-2026 | di Marco De Rosa
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Il Circolo del Partito Democratico di Torre Annunziata è “moribondo”. Nessuna gestione, nessuna assunzione di responsabilità. È l’accusa durissima che arriva dai Giovani Democratici oplontini, che rompono il silenzio e puntano il dito contro la dirigenza locale del partito, denunciando uno stato di abbandono che oggi si traduce in un fatto preciso e inequivocabile: una lettera di sfratto.
Nel comunicato diffuso, i GD parlano di uno scenario che va avanti da tempo, tenuto in piedi soltanto dallo “sforzo eroico degli ultimi iscritti e militanti che ancora vivono la Sezione nella cura igienica e nel pagamento delle utenze elettriche ed idriche”. Spese che, sottolineano, “non dovrebbero esser pagate da iniziative dal basso ma dal bilancio del Circolo” e che, nonostante tutto, sono state spesso saldate in ritardo. Oggi, però, quell’abbandono ha prodotto il suo esito più grave.
“Non siamo davanti a una difficoltà momentanea, né a un disguido amministrativo – scrivono –. Siamo davanti a un fallimento politico grave, totale, certificato”. Per i Giovani Democratici, la responsabilità è chiara e non aggirabile: “Chi lascia arrivare uno sfratto si assume una responsabilità politica piena”.
Il giudizio si fa ancora più netto quando si allarga lo sguardo alla natura stessa del partito sul territorio. “Un partito che non riesce a tenere aperto un Circolo, che non paga un affitto, che non risponde davanti a uno sfratto, non è un partito: è una sigla vuota, che al massimo può esistere solo nei vari comunicati periodici inviati ai giornali locali”. Parole che chiamano direttamente in causa chi oggi guida formalmente il PD cittadino.
Secondo i GD, la dirigenza locale “non si presenta in sede da mesi, evita sistematicamente il confronto e continua a sottrarsi a qualsiasi spiegazione pubblica”. Un atteggiamento definito “non più tollerabile” e vissuto come “una mancanza di rispetto verso una comunità politica, verso i militanti e verso la Città”. Da qui una conclusione netta: “Chi non è capace di gestire un Circolo non può pretendere di guidare un Partito”.
Nel vuoto lasciato da chi avrebbe dovuto assumersi responsabilità politiche e organizzative, i Giovani Democratici rivendicano di essere rimasti “gli unici a presidiare politicamente uno spazio ormai desertificato”. Un presidio che, spiegano, non può più trasformarsi in una copertura dell’altrui immobilismo: “Abbiamo fatto ciò che altri avrebbero dovuto fare da tempo. Ma oggi diciamo chiaramente che non continueremo a coprire l’inerzia e l’irresponsabilità altrui”.
Da qui l’appello agli organismi superiori del partito. I Giovani Democratici chiedono “un intervento immediato degli organismi provinciali, regionali e nazionali del Partito Democratico”, perché “il tempo delle giustificazioni è finito” e ora “servono risposte, assunzioni di responsabilità e decisioni politiche nette”.
Nonostante la denuncia durissima, il comunicato si chiude con una dichiarazione di continuità e di senso politico: “Noi continueremo a fare politica come abbiamo sempre fatto”, auspicando che “il luogo storico che ha rappresentato la casa della politica in Città in tutto il secolo scorso continui ad esistere”. Ma il messaggio, questa volta, è chiaro: senza una svolta, quel luogo rischia di restare solo un simbolo svuotato.
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