TORRE ANNUNZIATA. Detenuto per scontare condanne definitive a 12 anni e 4 mesi, per lo spaccio di droga gestito in città dal clan Gionta, in appello ottiene lo sconto e potrebbe, presto, tornare libero. Si tratta di Giuseppe Bruno, 27enne originario di Pompei.

Il giovane, già condannato al termine del maxi-processo "Alta Marea", l'ultima stangata inferta dai giudici alla cosca di via Bertone, è il cugino pusher di Salvatore e Luigi Monaco, alias i due fratelli "tittone" di Torre Annunziata. Famiglia della zona sud ritenuta, da sempre, in "affari" con i Valentini.

A concedere al cugino dei "tittone" uno sconto di due anni e quattro mesi sono stati i giudici della V sezione penale della Corte d'Appello di Napoli. Giudici che, oggi, hanno accolto l'istanza volta al riconoscimento del vincolo della continuazione tra i reati, avanzata in tribunale dall'avvocato Ciro Ottobre, legale di Bruno.

Il pusher, nel 2009, venne per una prima volta condannato a cinque anni e quattro mesi perchè "per conto del clan Gionta gestiva una piazza di spaccio a via Bertone". Il giovane fu incastrato dalle videocamere piazzate dai poliziotti di Torre Annunziata lungo Corso Vittorio Emanuele III. Gli occhi elettronici sorpresero 13 pusher attivi al Quadrilatero Carceri. Tra questi anche Giuseppe Bruno, ripreso in diverse occasioni intento a spacciare.

Nel 2013, poi, la seconda condanna. Più pesante: 7 anni di galera per associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti. Una "batosta" giunta al termine del maxi-processo "Alta Marea", il blitz dei carabinieri che nel 2008 smantellò il clan Gionta con 88 arresti operati a vario titolo per associazione a delinquere di stampo mafioso, omicidio e traffico di droga.

Dopo la seconda condanna, divenuta definitiva il 6 marzo 2015, Giuseppe Bruno finì in manette insieme ad altre 10 persone. Tra queste anche Antonietta Donnarumma, 48enne sorella di “donna” Gemma, la moglie del superboss Valentino Gionta. E Maria Neve Chierchia, 47 anni, sorella dei due ras Fransuà, storici alleati dei Valentini. Tutte vennero raggiunte da un ordine di carcerazione, emesso dalla Procura Generale della Repubblica di Napoli.