Torre Annunziata. Una storia d’amore burrascosa alle spalle e una separazione dalla sua ex mai digerita. Questi i motivi che secondo gli inquirenti spinsero Ciro Ruocco, il 23enne oplontino del rione “San Francesco di Paola”, a sparare lo scorso 6 febbraio un colpo di pistola in aria lungo viale Marconi, nei pressi della Villa Comunale. Il giovane, ieri, era stato condannato dai giudici alla pena di un anno e 8 mesi per un diverso proiettile (vedi link correlati), sparato sempre in aria ma all’esterno delle palazzine di via “San Francesco”, nel quartiere popolare dove tuttora risiede. Solo in casa.

Sì perché due anni fa la sua ex moglie, costretta da tempo su una sedia a rotelle, lo ha lasciato, portando via con sé anche la loro piccola figlia. Il 6 febbraio c’era anche lei, accanto a sua madre, all’interno della macchina affiancata da Ruocco ai “giardinetti”. Alla guida dell’auto, bersaglio della grave minaccia, l’ex suocera del 23enne.

I DETTAGLI. Ruocco, a bordo della sua utilitaria di colore scuro, riconoscendo l’auto della ex moglie avrebbe “abbassato il finestrino”, esplodendo in aria “un colpo di pistola a scopo intimidatorio” per poi fuggire a gran velocità in direzione nord, verso la Rampa Nunziante. E' la ricostruzione degli agenti del Commissariato di polizia di Torre Annunziata (guidati dal primo dirigente Vincenzo Gioia e dal vicequestore Elvira Arlì), che hanno notificato al 23enne un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Ciro Ruocco è accusato anche di detenzione di arma comune da sparo, e violazione di Daspo. Almeno 4 alle spalle, “collezionati” da vivace ultrà del Savoia. Il giorno dopo la denuncia, sporta dalla ex in commissariato, Ruocco tra le undici e mezzogiorno non si sarebbe recato in Polizia a “firmare”. Da qui l’ultima accusa.

LA SENTENZA-GLI SVILUPPI. Il giovane, con precedenti per lo spaccio di 60 grammi di marijuana (patteggiò un anno e 4 mesi, ndr), poche ore prima di ricevere l’ordinanza cautelare era stato nuovamente condannato. “Un anno e 8 mesi da scontare ai domiciliari per porto illegale d’arma da guerra e ricettazione”. Questo il verdetto dei giudici su quello sparo in aria più vicino nel tempo. Era la notte tra il 22 e il 23 maggio, ore 2:30. Ciro Ruocco, dopo aver bevuto un drink al bar in compagnia di un amico e di due ragazze, esplose un colpo di pistola “colt U.S. Army” calibro 45. Arma in dotazione all’esercito statunitense.

Gli inquirenti ritengono siano chiare, troppe ed evidenti le analogie tra le due vicende. Nel frattempo l’avvocato del 23enne, il legale Salvatore Calamita, ha depositato ricorso al Tribunale della Libertà. Venerdì prossimo, invece, Ciro Ruocco comparirà dinanzi al gip per l'interrogatorio di garanzia.

L'incredibile sviluppo

La sentenza