Tangenti nell'Ufficio tecnico del comune di Torre Annunziata, a rischio processo in nove. Verso il rinvio a giudizio politici e dipendenti comunali coivolti in un'inchiesta che ha portato a scoprire un "sistema" all'interno dell'ente pubblico con mazzette pagate da imprenditori per lavorare e vincere appalti. E' l'ex vicesindaco Luigi Ammendola il nome forte di questo filone investigativo che coinvolge anche due imprenditori. Un meccanismo malato che avrebbe costituito la regola nell'Utc di Torre Annunziata guidato da Nunzio Ariano fino al suo arresto a fine dicembre 2020.

Una vicenda per cui l'ex dirigente è stato già condannato a sei anni di reclusione in primo grado. Una brutta storia con una tangente da 10 mila euro, da cui poi sono partite le indagini che hanno portato a svelare altri episodi. Spaccato di come avrebbe funzionato per anni il settore più delicato del Comune di Torre Annunziata. La vicenda più grave riguarderebbe una tangente del 20 per cento per i lavori di adeguamento alle normative anti-Covid delle scuole. Ma c'è anche una demolizione il cui prezzo era stato gonfiato con tanto di firma falsa di un imprenditore, passando al restyling dell'asilo nido costato 9mila euro e fatturato 40mila. In quell'occasione è emerso che Ammendola avebbe falsificato la firma su una delibera dell'assessore Martina Nastri  per non perdere i 50mila euro di fondi già stanziati dalla Regione. La lente di ingrandimento degli investigatori si è concentrata anche sulla gestione degli stalli per il mercato nel piazzale dello stadio Giraud affidata ad un gruppo di mercatali in base ad una normativa vecchia per favorirli. Secondo l'accusa su interesse diretto dello stesso ex vicesindaco.

Diversi i reati contestati ai nove indagati, dalla corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio all'induzione indebita a dare o promettere utilità. Una lunga lista in cui leggono: turbata libertà degli incanti, frode, omessa denuncia, falsità ideologica, sostituzione di persona e truffa. Accuse, queste, che i nove indagati potranno provare a respingere già nei prossimi venti giorni, chiedendo di essere ascoltati o presentando memorie difensive.

Questo il tempo concesso per difendersi agli imprenditori Amedeo Carluccio e Vincenzo Supino, nonché ai dipendenti comunali Carmine Salvatore, Maria Rapacciuolo, Maria Rosaria Quartuccio, Luigi Gaglione e Raffaele Costanzo, quest'ultimo in pensione. Affidamenti diretti tutti risultati non a norma, secondo gli investigatori, tra finti sorteggi e certificazioni irregolari. E da altro ancora dovranno difendersi i nove indagati se non vorranno ritrovarsi imputati nel processo sulla Tangentopoli oplontina. 


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