Torre Annunziata. Traffico di cocaina, nascosta nei vasetti della maionese, e trasportata dalla Spagna e dall’Olanda in giro per l’Europa a bordo di pesanti tir: 66 gli anni di carcere totali inflitti in secondo grado a 9 narcos del Vesuviano. “Stangato” anche Francesco Tamarisco, il 43enne boss de “I Nardiello”, la potentissima cosca di narcotrafficanti attiva nel territorio di Torre Annunziata e nei comuni limitrofi dell’Agro nocerino-sarnese.

Per lui, finito di nuovo in manette nell’aprile scorso dopo l’ultimo colpo inferto al clan dalla Dda partenopea (34 misure cautelari eseguite all’alba, tra cui 22 custodie in carcere e 7 arresti domiciliari), i giudici della VII sezione della Corte d’Appello di Napoli hanno scritto la condanna più pesante: 9 anni in continuazione. Anche secondo l’Antimafia infatti il ras era tra i principali artefici del mostruoso traffico di ‘coca’ (oltre 350 i chili di sostanze stupefacenti sequestrati dalle forze dell’ordine per un valore pari a circa 12 milioni di euro), pronta ad alimentare le piazze di spaccio torresi, stabiesi e di Secondigliano.   

LE CONDANNE. Ma in appello “sconti” per tutti, anche per Tamarisco (condannato in primo grado a 10 anni e 8 mesi, ndr). Così come per il corriere Roberto Ilardi, 33 di Castellammare si Stabia, che difeso dagli avvocati Roberto Cuomo e Giuseppe De Luca ha ottenuto  una riduzione di due anni (dai 10 agli 8 del secondo grado). Sconto di pena anche per Vincenzo Estasi. Il 39enne originario di Torre Annunziata, arrestato un anno fa per droga nei pressi di Marghera, assistito dal legale Fabio Ferrante dovrà ora scontare 7 anni e 4 mesi (si partiva da una condanna ad 8 anni e 8 mesi).

L’INCHIESTA. COINVOLTI GLI SCARPA. La cocaina, nascosta tra i vasetti della maionese o nei doppifondi ricavati nelle cabine di guida dei tir, giungeva nel Vesuviano dopo un lungo tragitto autostradale che varcava i confini di mezza Europa. La scoperta nel settembre 2013, quando 100 finanzieri del Comando provinciale di Napoli arrestarono 34 persone, accusate a vario titolo di far parte di una collaudata “associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata al narcotraffico”.

Coinvolta nella maxi-inchiesta anche la famiglia Scarpa, da tempo trasferitasi in Spagna e per gli inquirenti collegata al clan Gionta di Torre Annunziata. A comandare le operazioni dal carcere sarebbe stato, secondo la Dda di Napoli, Vincenzo Scarpa (condannato in ordinario nel processo madre “Hama’l” a venti anni). ‘O dottore torrese finì in manette nel 2013 a Fiumicino: era pronto a prendere un volo destinazione Madrid, imbarcandosi con un falso documento d’identità. I finanzieri del GICO, quel giorno, gli sequestrarono 12.500 euro in contanti.

Vincenzo Scarpa, secondo gli inquirenti, ‘gestiva’ i traffici illeciti attraverso i colloqui in carcere con il figlio Bruno (26), indicato tra i principali protagonisti dell’organizzazione e che invece, difeso dall’avvocato Salvatore Irlando, era già andato assolto da ogni accusa in primo grado. Pasquale Scarpa “caramella” (73), al contrario, difeso dal legale Giovanni Tortora, è stato condannato a 6 anni e 4 mesi di reclusione. In primo grado, lo zio de ‘O dottore aveva subito una pena di 8 anni.

LA SENTENZA:

Aiello Raffaele 5 anni e 6 mesi

Estasi Vincenzo 7 anni e 4mesi

Galli Marco 8 anni e 2 mesi

Gargiulo Raffaele 6 anni e 4 mesi

Ilardi Roberto 8 anni

Masolo Vincenzo 9 anni e 4 mesi

Scarpa Carmelo Alessandro 6 anni e 4 mesi

Scarpa Pasquale 6 anni e 4 mesi

Tamarisco Francesco 9 anni

Tutte condanne in continuazione.