Un rumore improvviso. Un suono che negli ultimi tempi è diventato drammaticamente frequente a Torre Annunziata. Un proiettile che si conficca nella portiera di un’autovettura e lo spavento per il pericolo scampato probabilmente per puro caso.

Sabato mattina Torre Annunziata ha vissuto un’altra giornata da incubo. Una città ancora devastata dagli ultimi episodi di camorra e che continua a registrare un’escalation di violenza senza freni. Il raid di sabato scorso, però, potrebbe non avere nulla a che fare con la scia di sangue e terrore della settimana scorsa.

Continuano serrate le indagini del nucleo investigativo dei carabinieri di Torre Annunziata, coordinati dal maggiore Simone Rinaldi. I militari dell’Arma stanno lavorando per ricostruire la dinamica esatta di quanto accaduto all’esterno di un bar di via Sepolcri. Una sequenza criminale che avrebbe potuto avere conseguenze più gravi, in una città come Torre Annunziata che in questi giorni è letteralmente blindata dopo la scia di sangue di una settimana fa.

Da inquadrare anche la presunta vittima del raid. Accertata, finora, solo la matrice intimidatoria. Ma con il tempo che passa, via via via affievolendosi la pista che porta a un collegamento con il ferimento di Nicola Guarro in pieno centro e la morte di Francesco Immobile nella zona sud della città.

Resta aperta la possibilità di un nuovo fronte di guerriglia tra i clan che stanno cercando di ottenere il controllo di Torre Annunziata.

Il caso