“La bottiglia l’ho bucata io con la siringa. Volevo solo proteggere mia figlia piccola. Mi aveva detto di averci messo il sapone per far giocare il fratellino con le bollicine. Così ho inventato la storia del ‘collo’ forato al market. Ma oggi sono pentita e ho deciso di raccontare tutta la verità”. Si chiarisce definitivamente in uno stanzino della caserma dei carabinieri di via Dei Mille l’allarme ‘Unabomber’, scoppiato a Torre Annunziata il 18 settembre scorso.

Una vera e propria ‘bufala’, frutto dell’invenzione e dell’ingenuità di una mamma, R.B. di 37 anni, che dopo il malore accusato dal suo bimbo di soli 4 mesi (il piccolo, anziché fare le bollicine, aveva bevuto dalla bottiglia), scampato il pericolo solo grazie ad una folle corsa di notte all’Ospedale ‘Santobono’ di Napoli, cercò di ‘scagionare’ la sorellina di 7 anni (ignorandone la mancanza di imputabilità, ndr). La bottiglia, analizzata successivamente dai Nas di Roma, risultò contenere tracce di candeggina. “Volevo che la colpa se la prendesse qualcun altro”, ha aggiunto la donna ai carabinieri di Torre Annunziata.

Ora l’ingenua mamma, assistita dall’avvocato Luciano Bonzani, interrogata di nuovo in caserma (dopo una prima smentita già resa a 6 giorni dalla ‘bufala’, vedi link correlato), rischia un processo per simulazione di reato e procurato allarme. Sarà il Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, Mario Canale, che leggendo gli atti dell’interrogatorio chiuderà a stretto giro le indagini sul ‘caso’. Il rinvio a giudizio di R.B. pare scontato. Anche per quella sorta di ‘psicosi collettiva’, causata in città dalla prima denuncia contro ignoti della mamma adesso sotto inchiesta.

il caso