Grande partecipazione per l’incontro “Dall’usura si può uscire”, organizzato dal presidio Libera Torre Annunziata nella sala Monsignor Pagano della Santissima Trinità.

I PRESENTI. Assieme al referente don Ciro Cozzolino, il quale ha specificato anche che sarà combattuta la ludopatia tra i minori, varie erano le autorità in sala: Agostino Tortora, colonnello della finanza gruppo di Torre Annunziata, Francesco Novi, colonnello comando Gruppo Carabinieri, Bruno Orrico, assessore ed esponente dell’amministrazione comunale, Giovanni Taranto, presidente dell’Osservatorio per la Legalità, Giuseppe Manto, presidente di Confcommercio, e Beatrice Federico, vedova di Raffaele Pastore.

GLI INTERVENTI. Particolarmente illuminante è stato l’intervento di Maria Concetta Criscuolo, presidente dell’Associazione Nazionale magistrati sezione Torre Annunziata. Il gip ha raccontato della sua ventennale esperienza sul campo. “Nella mia carriera avrò affrontato circa 7-8 processi per usura. Sono davvero pochi. Alla base non c’è la forza o la volontà. Molto spesso l’usuraio è il vecchietto della porta affianco, che osserva e strozza le proprie vittime. Non esistono processi più difficili, perché le persone sono private della loro dignità e arrivano a non capire più nulla fra debiti e soldi spesi. Quindi perdono di lucidità e rischiano di non avere giustizia. Senza parlare poi delle intimidazioni della criminalità organizzata. Denunciare significa ricominciare a salire per ritrovare dignità e libertà, ma non bisogna essere soli. Sabato scorso è stata celebrata la morte di Raffaele Pastore. Lui denunciò i suoi estorsori, ma fu abbandonato da tutti. Con una maggiore comunicazione poteva essere salvato”.

In precedenza aveva espresso la propria opinione Luigi Cuomo, presidente di “SOS IMPRESA Rete per la Legalità”. “L’usura è un problema culturale. Chi presta dei soldi non compie un atto di generosità, ma commette un crimine. Questo non è un reato di serie B e purtroppo è anche molto diffuso. In tanti credono di uscirne in maniera estrema, ma ignorano il fatto che è possibile liberarsene. Bisogna superare la solitudine perché genera paura. Una famiglia sotto la pressione degli strozzini si autodistrugge. Chi continua a pagare rafforza la camorra. Si deve avere il coraggio di chiedere aiuto”.