“L’operazione di Vescovini avrebbe messo in ginocchio la mia realtà imprenditoriale. Sono contento che abbia rinunciato ad occupare il nostro capannone, è una vittoria non solo personale ma di tutti i lavoratori che ho l’onore di rappresentare. Mi auguro però che i lavoratori trovino una collocazione soddisfacente, per chiudere definitivamente questa vicenda”.

Gennaro Carbone, amministratore unico di Elca, società del Gruppo Damiano, ha commentato così la notizia della rinuncia di Vescovini ad acquisire il capannone di via Terragneta. Una battaglia a colpi di proteste, annunci, carte bollate e che ora pare destinata a chiudersi definitivamente. Ieri è apparso l’annuncio di Alessandro Vescovini che ha deciso di rinunciare allo stabilimento di via Terragneta. Oggi la soddisfazione di Carbone e degli operai del gruppo Damiano, da settimane in stato di agitazione. Preoccupati dalla possibilità di perdere il proprio posto di lavoro, ora possono tirare un sospiro di sollievo. “L’esproprio di questi locali – ha spiegato Gennaro Carbone – oltre che a essere una procedura non percorribile, avrebbe causato un danno enorme alle nostre attività. E non capisco perché si sia risentito così tanto, visto che non ha dimostrato di avere cultura imprenditoriale”.

Ma c’è dell’altro. Una procedura di esproprio non avrebbe consentito di negoziare tempi e modalità di dismissione del capannone. “Non si può arrivare a gamba tesa – ha continuato Carbone - e pretendere che da un giorno all’altro si detti legge. E detto in tutta franchezza, mi riesce difficile pensare che in tutta la provincia di Napoli, non ci sia un capannone al di fuori del nostro”.

Infine, la stoccata a Vescovini che ha minacciato azioni legali: “Noi commedianti di quarto ordine. Vedremo in tribunale”.

la richiesta

La resa

il confronto