TORRE DEL GRECO. “Dalla Marine Trade, ogni mese, venivano effettuate rimesse sui conti di 4 società-schermo uruguaiane. Non operative, con sede a Montevideo e intestate pare a un prestanome. Tal Josè Banino Gomez, ne ha un centinaio in Sudamerica. Erano delle ‘box-companies’, tutte formalmente riconducibili agli armatori di Torre del Greco: gli ‘schermi’ servivano per scudare i capitali che dall’estero rientravano in Italia. L’inchiesta? Partì da una segnalazione della Banca, la Credem”.

Evasione fiscale da 37 milioni di euro: nuovo capitolo nel processo ai soci della “Rizzo Bottiglieri De Carlini Armatori Spa” (RBD), raggiunti tra il 2014 e il 2015 da due distinti maxi-sequestri di beni pari a circa 40 milioni di euro. Otto gli imputati, in precedenza coinvolti nei filoni d’indagine ora riuniti in un unico processo dinanzi ai giudici del tribunale di Torre Annunziata.

Oltre a Giuseppe Mauro Rizzo, Roberto Rizzo, Ugo De Carlini, Orsola e Grazia Bottiglieri – i cinque soci della compagnia armatoriale di via Olivella - anche il legale del gruppo, l'avvocato romano Vincenzo Ussani D'Escobar, il manager lussemburghese Federigo Cannizzaro di Belmontino e l’ex presidente di Confitarma Nicola Coccia, già condannato nel processo per il crac Dimaiolines e solo successivamente agli altri rinviato a giudizio.

LE PRIME INDAGINI. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la ‘LuxDynamic S.A.’ (controllante all’84% della Rbd Spa) avrebbe omesso di dichiarare utili per oltre 37 milioni di euro. Soldi distribuiti – secondo il pm della Procura oplontina, Sergio Raimondi - in maniera occulta ai cinque soci, attraverso il rimborso di un prestito obbligazionario emesso “senza valide ragioni economiche”. A ripercorrere ai giudici l’indagine ‘Luxembourg’, chiusa con un primo sequestro da 11,5 milioni di euro tra denaro, conti correnti, ville e appartamenti a Roma, Milano, Capri, Ischia e Torre del Greco, era stato nel corso delle precedenti udienze il dottore De Pasquale, tra i funzionari dell’Ufficio Contrasto Illeciti Fiscali che condussero accertamenti anche sulla compagine di ‘LuxDynamic’: holding partecipata da cinque società, tra cui ‘Intesa San Paolo’. “A detenere una partecipazione diretta nella ‘LuxDynamic’ – aveva affermato in aula, il 24 marzo scorso, il funzionario delle Entrate – era solo Giuseppe Mauro Rizzo, che sottoscriveva sempre il doppio delle obbligazioni rispetto agli altri 4 soci”.

Il prestito “incriminato” fu emesso dalla ‘Luxdynamic S.A.’, con delibera del 29 dicembre 2008 ad opera del consiglio di amministrazione. Secondo il funzionario De Pasquale “quello era un prestito senza remunerazione”: emesso per una cifra pari a 37 milioni di euro, dopo meno di due anni “già risultava rimborsato per 9 milioni”.  A immettere liquidità sui conti ‘LuxDynamic’ era la ‘Mozyr S.A.’ solo formalmente domiciliata a Montevideo. Per le indagini della Procura, anche la ‘Mozyr’ era nella disponibilità della famiglia Bottiglieri. Chi versava il denaro, in pratica, indicava alla stessa emittente i soggetti ai quali intestare le obbligazioni. In questo modo, i cinque soci di ‘Rbd’ avrebbero ottenuto il rimborso del prestito secondo ripartizioni sempre uguali e ripetute nel tempo.

GLI SVILUPPI. Dopo il primo sequestro, gli sviluppi delle indagini delegate al Nucleo di Polizia Tributaria di Napoli avrebbero consentito di ricostruire l'origine dei redditi non dichiarati dalla ‘LuxDynamic S.A.’ Secondo quanto accertato dagli inquirenti, coordinati dal Procuratore Alessandro Pennasilico, si tratterebbe di liquidità provenienti da un'altra società lussemburghese, la ‘Marine Trade’ appunto, costituita per l’accusa al solo scopo di effettuare investimenti speculativi nel settore dei derivati sui noli navali. “Operazioni di trading, strumenti di scommessa in relazione ad indici mensili soltanto virtuali – ha spiegato ai giudici il maresciallo che, dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza, guidò in pratica la seconda tranche d’inchiesta, chiudendo il cerchio - . Dal 2006 al 2008 la ‘Marine Trade’ convogliò gran parte di quegli utili nelle ‘box companies’ di Montevideo” ha continuato in qualità di teste del pm.

Circa 153 milioni di dollari (pari a 117 milioni di euro). Da lì, infine, secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbe partito un bonifico da 35 milioni di euro sui conti della ‘Mozyr’. Soldi poi girati alla ‘LuxDynamic’ per il rimborso di quel prestito obbligazionario, apparentemente emesso senza validi “motivi economici”. Il secondo maxi-sequestro per equivalente da 28 milioni di euro, ai danni degli armatori corallini, riguardò anche due ville a Torre del Greco ed una a Pescocostanzo (L'Aquila), oltre a polizze assicurative di ingente valore economico. In una nota ufficiale, il 5 ottobre 2015, “la società Rbd armatori di Torre del Greco (Napoli)” dichiarò di essere “del tutto estranea al provvedimento di sequestro del Tribunale di Torre Annunziata”.