“Sono morto anch'io quel giorno, meriterei di essere buttato via”. Sono le parole di Antonio Ascione, il 45enne pizzaiolo di Torre del Greco che il 23 luglio 2017 uccise Maria Archetta Mennella nel sonno a soli 38 anni.

Nel pomeriggio di giovedì 27 settembre presso il tribunale di Venezia si è svolta l’udienza a carico di Ascione. Una sessione durata tre ore, al termine della quale il giudice Massimo Vicinanza ha concesso un rinvio breve a giovedì 4 ottobre, per le repliche delle parti, che probabilmente non ci saranno, e per la lettura dell’atteso verdetto.

Il pm Raffaele Incardona ha chiesto l'ergastolo per l'imputato reo confesso dell'ennesimo femminicidio, contestandogli l'omicidio pluriaggravato dalla premeditazione, dai futili motivi, dal vincolo di parentela e dalla minorata difesa per aver aggredito e accoltellato l'ex moglie quando era a letto che dormiva, e dunque impossibilitata ad opporre un'adeguata difesa: il crimine ha avuto luogo all'alba del 23 luglio 2017 nell'abitazione di Musile di Piave, nel Veneziano, dove la vittima, dopo la separazione da quel marito violento e possessivo, si era trasferita da Torre del Greco con i due figli e si stava rifacendo una vita. Non solo: il Sostituto Procuratore ha contestato al 45enne pizzaiolo torrese anche l'ulteriore reato di minacce, sempre aggravate, per aver minacciato di morte Mariarca con un coltello pochi giorni prima del misfatto, che avrebbe perpetrato proprio con questa modalità, come comprovato da alcuni whatsapp “schiaccianti” scambiati con la figlia. E, altro aspetto di assoluta rilevanza ai fini della pena, il Pm ha chiesto che non gli vengano riconosciute le attenuanti generiche.

Alla richiesta dell'ergastolo si è associato anche l'Avvocato Alberto Berardi, del Foro di Padova, che assiste i familiari di Mariarca in collaborazione con Studio 3A, società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro, a tutela dei diritti dei cittadini: tutti i familiari di Mariarca, l’anziana mamma, i fratelli, le sorelle e, soprattutto, i due figli minorenni rappresentati dalla zia materna Assunta, su autorizzazione del giudice tutelare, si sono costituiti tutti parte civile. L'avvocato Berardi ha anche presentato una dettagliata memoria ad hoc a sostegno della tesi della premeditazione e ha richiesto come risarcimento trecentomila euro per ciascuno dei due figli, duecentomila euro per la mamma, e centomila per ognuno dei cinque fratelli.

Ha parlato anche l'assassino, che è recluso nel vicino carcere di Santa Maria Maggiore ed è comparso in aula: si è scusato e, purtroppo tardivamente, si è detto pentito del terribile atto commesso, soprattutto nei confronti dei figli che non potrà veder crescere. “Sono morto anch'io quel giorno, meriterei di essere buttato via” sono alcune delle dichiarazioni rese da Ascione, che continua a ripetere di non sapere cosa sia successo quel giorno.

Posizione sostenuta anche dal suo legale difensore, Giorgio Pietramala, che ha contestato la premeditazione e ha parlato di “raptus”, pur ammettendo la pesante prova a carico dei massaggi telefonici, così come ha eccepito su alcune delle aggravanti, chiedendo invece le generiche.

Il 4 ottobre l'atteso responso del giudice.

la sentenza

il verdetto