“Mio figlio non è un assassino, non è sceso con l’intenzione di uccidere. Ho consegnato una sua lettera alla vedova di Aniello Scarpati, nella quale lui chiede il perdono per quello che ha fatto. Spero che sia fatta giustizia, non vendetta”. A parlare è Rosa Riccio, la mamma di Tommaso Severino, il 28enne alla guida del suv che il 31 ottobre scorso ha provocato un tragico incidente in cui ha perso la vita Aniello Scarpati, agente del commissariato di Polizia di Torre del Greco.

Nelle scorse settimane il tribunale del Riesame di Napoli ha confermato la misura cautelare della custodia in carcere per l'imprenditore di Ercolano, accogliendo la richiesta della Procura di Torre Annunziata. L'imprenditore 28enne è accusato dei reati di omicidio stradale aggravato dall'uso di droga e alcool, lesioni gravissime e omissione di soccorso, nell'ambito delle indagini coordinate dalla Procura di Torre Annunziata (procuratore Nunzio Fragliasso, sostituto Alessandra Riccio) e condotte dagli agenti della Squadra Mobile di Napoli, del commissariato di polizia di Torre del Greco e della Polizia Stradale.

Secondo la ricostruzione, era alla guida del suv BMW X4 che ha travolto a folle velocità la volante della polizia quella tragica notte, causando la morte sul colpo di Scarpati e il grave ferimento dell'agente Ciro Cozzolino, poi dimesso dall'ospedale dopo un intervento chirurgico e dopo giorni in coma farmacologico.

Dal carcere il ragazzo ha scritto una lettera che la mamma, intervistata da “Il Mattino”, ha consegnato alla vedova. “Ha letto l’intervista della sua vedova, la signora Eliana, e ha sentito il bisogno di chiederle scusa. Dal carcere non può farlo, così ha chiesto a me di andare a casa loro. È stato emotivamente molto duro bussare a quella porta, ma per mio figlio l’ho fatto”. Queste le parole di Rosa Riccio.

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