Una spedizione punitiva in piena regola comandata da Giorgio Scaramella. Gli assassini di Maurizio Cerrato hanno dei nomi e anche dei ruoli ben precisi. Emergono particolari sempre più inquietanti, sul delitto avvenuto la sera del 20 marzo in via IV Novembre a Torre Annunziata.

Attimi terribili, che sono stati ricostruiti in maniera minuziosa dalla Procura di Torre Annunziata, che stamattina ha firmato i quattro decreti di arresto.

LA PRIMA PARTE. Tutto è cominciato qualche ora prima dell’omicidio. Maria Adriana, figlia della vittima, aveva spostato la nota sedia per poter parcheggiare la propria vettura alla quale è stata poi forata una ruota.

Successivamente, dopo che la giovane aveva collocato la sedia sul tetto dell’autovettura, è cominciata la prima aggressione. Maurizio Cerrato, accorso per difendere la figlia durante la discussione, ha avuto un acceso diverbio con Giorgio Scaramella e la sorella Rosa.

Dopo essere stato colpito con un crick, Cerrato ha poi reagito rompendo gli occhiali di Scaramella, offrendosi di ricomprarglieli per risarcirlo del danno subito.

LA SECONDA PARTE. Dopo qualche minuto di calma apparente, la lite è finita nel sangue. Giorgio Scaramella è tornato sul posto assieme al fratello Domenico, al cugino Antonio Cirillo e al genero Antonio Venditto. Tutti e quattro sono finiti in manette questa mattina.

Alla vista di Cerrato, il branco si è scagliato con forza contro di lui. Poi la coltellata fatale, mentre il 61enne veniva tenuto fermo da due persone. Infine l’invito espresso in napoletano nei confronti della figlia di portarlo in ospedale.

LE INDAGINI. Le indagini condotte dal comando dei carabinieri di Torre Annunziata, di concerto con la Procura, hanno appurato che c’è stato un oggettivo inquinamento delle prove.

Il coltello usato per il delitto è stato fatto sparire. E inoltre sono stati lavati anche gli indumenti indossati dai fermati nel corso della spedizione punitiva. A provarlo il ritrovamento di alcuni vestiti in lavatrice.

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