“Troppo animali per pianificare omicidio”. Il gip Antonio Fiorentino ha così motivato la caduta dell’accusa della premeditazione per le quattro belve che hanno assassinato Maurizio Cerrato. Il giudice ha ricostruito quei terribili quaranta minuti dello scorso 21 aprile in via IV Novembre a Torre Annunziata.

“Non sembra di essere proprio in presenza di un comportamento di esseri umani, bensì di animali e della razza più feroce- si legge nel provvedimento- Proprio perché gli indagati hanno agito in preda a un istinto animalesco non è sussistente la premeditazione. Stando ai tempi il commando ha avuto solo la possibilità di organizzare le modalità del delitto, ma non certo di riflettere compiutamente su quanto si accingevano a fare”.

Secondo il gip l’intero accaduto, prima e seconda fase dell’aggressione ai danni di Cerrato, è avvenuto tra le 18,50 e le 19,30. “In soli 15-20 minuti Giorgio Scaramella si era allontanato dal posto e aveva radunato i suoi complici riferendo loro l’accaduto. Nessuno ha avuto il tempo di riflettere sulla gravità di quanto velocemente concordato”.

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Le parole della belva

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le perizie

gli interrogatori