La belva adesso chiede il perdono. Nel corso dell’incidente probatorio di ieri Domenico Scaramella ha chiesto la parola al gip Criscuolo. L’uomo è uno dei quattro finiti in carcere per il barbaro assassinio di Maurizio Cerrato, avvenuto un mese fa in via IV Novembre a Torre Annunziata.

“Non mi importa di come andrà il processo. Voglio chiedere scusa alla famiglia della vittima e a tutta la città”. Ma il suo pentimento si è rivelato finora inutile. Poiché non ha aiutato gli inquirenti a fare luce su chi sia stato a infiggere al 61enne la coltellata fatale.

Sia Maria Adriana, che ieri ha di nuovo puntato il dito contro il branco, che la mamma Tina hanno deciso di non ascoltare le parole di Scaramella.

Quest’ultimo aveva già tentato di discolparsi nel corso delle dichiarazioni fornite al gip Fiorentino nelle ore precedenti la sua convalida di fermo. ““Ho colpito la vittima soltanto con schiaffi e pugni al volto. Ma non ho partecipato a questo delitto indegno”. Addirittura aggiunse che aiutò la figlia di Cerrato a trasportare il padre in auto.

In quell’occasione scaricò quasi tutte le colpe sul cugino Antonio Cirillo. “Era lui che era presente sul posto prima del mio arrivo ed ha partecipato attivamente alla lite sferrando pugni all’uomo rimasto vittima dell’evento. Ho detto tutto ai carabinieri che grazie a me sono riusciti a risalire a lui. Ribadisco che mi dissocio da questo fatto indegno ed è giusto che il vero colpevole paghi”.

la reazione

il caso

L'esito

il faccia a faccia