“Mi chiedo se la morte di mio padre sia servita. Torre Annunziata regredisce”. Maria Adriana Cerrato rompe il silenzio a 48 ore dalla scarcerazione di Francesco Cirillo, la quarta belva che prese parte all’omicidio del suo papà lo scorso 19 aprile in via IV Novembre.

La giovane, intervistata da Si Comunicazione, ha così commentato la decisione del Riesame e in particolar modo i festeggiamenti social da parte della famiglia della belva. “All’inizio è stato uno shock. Hanno festeggiato? Credo ci sia poco da festeggiare. Noi una persona qui in casa non l’abbiamo più. Festeggiare mani macchiate di sangue non è giusto per questa situazione. Io andrò avanti e non mi fermerò fino a quando non sarà fatta vera giustizia. Ho vent’anni, ma non è più la mia vera età. Un giorno magari mi lascerò alle spalle il modo in cui è andato via mio padre, ma non lo dimenticherò. Per me continuerà a vivere. Altri, invece, andranno avanti senza scopo e ambizioni”.

Maria Adriana Cerrato ha ricordato anche gli ultimi istanti di vita di papà Maurizio. “Ho visto tutto e sono stata la prima testimone a parlare. E forse è stato meglio, perché io sono l’unica che posso aiutarlo. Io continuo a credere nella giustizia, che ha i propri tempi. Da persona coinvolta spero che siano brevi, ma mi rendo conto che se si va di fretta si possono commettere degli errori. La mia famiglia da 5 mesi pace non ne ha”.

Infine l’accusa nei confronti di Torre Annunziata, che da mesi vive un’escalation senza fine di violenza. “Mi chiedo ancora se sia servita una cosa del genere, una città dovrebbe ristabilizzarsi dopo un fatto così grave. Invece stiamo regredendo. Forse ci vuole più tempo del dovuto”.