Perizie su cellulari, analisi video, e perfino test del Dna. Le indagini per inchiodare gli assassini di Maurizio Cerrato proseguono a ritmo incessante.

La Procura di Torre Annunziata sembra decisa a trovare altre prove che incastrerebbero definitivamente i killer del 61enne ucciso in un’autorimessa di via IV Novembre a Torre Annunziata. L’uomo, che faceva il custode al Parco Archeologico di Pompei, fu accoltellato per aver reagito in difesa della figlia. La giovane aveva “osato” spostare una sedia con la quale i presunti assassini occupavano i loro posti auto.

Venerdì scorso sono state depositate in Procura dall’ingegnere Carmine Testa le perizie sui cellulari del branco. Giorgio e Domenico Scaramella, Antonio Cirillo e Antonio Venditto sono attualmente in carcere. Quest’ultimo, sempre venerdì scorso, ha effettuato anche il test del Dna. Le sue tracce biologiche verranno messe probabilmente a confronto con le tracce biologiche ritrovate sulle unghie e sul resto del corpo di Maurizio Cerrato. Il test servirà a collocare o meno sulla scena del delitto il giovane, che più volte ha sostenuto la tesi, curata dall’avvocato Mauro Porcelli, della sua estraneità ai fatti. Secondo le testimonianze fornite dal ragazzo ai carabinieri di Torre Annunziata, Venditto avrebbe prima detto di aver fatto un giro per Torre Annunziata dopo le 19.30 e successivamente di essere andato al bar del cugino. Poi avrebbe cambiato versione: “Sono andato al bar di mio cugino, di fronte casa mia, alle ore 19.30/19.45. Alle ore 21 sono andato a prendere mia sorella”.

Gli inquirenti hanno il compito di verificare queste dichiarazioni e incrociarle con i dati in loro possesso e con il test del Dna. L’obiettivo è quello di verificare l’attendibilità delle dichiarazioni di Venditto e svelare quanto denunciato dal procuratore Fragliasso sul falso alibi presentato da uno dei componenti del branco.

L'annuncio

Il fatto