Neanche Dio vi può perdonare”. Poche parole scritte, ma che racchiudono un oceano di emozioni. E’ passato poco più di un mese dalla morte di Maurizio Cerrato, ma il dolore è ancora insopportabile.

A scrivere queste parole è stata Tania, l’amata moglie dell’ex custode del Parco Archeologico di Pompei, ucciso il 19 aprile scorso da un branco di 4 persone in via IV novembre a Torre Annunziata. Una coltellata al petto e una vita piena di affetto spezzata per via di una “sedia”, con cui il branco prenotava la zona per parcheggiare le loro auto.

Parole scritte per rispondere a una delle belve, ora in carcere. Si tratta di Domenico Scaramella, in carcere assieme a Giorgio Scaramella, Antonio Cirillo e Antonio Venditto. Al termine dell’incidente probatorio l’uomo ha chiesto la parola al Gip Mariaconcetta Criscuolo: “Non mi importa di come andrà il processo. Voglio chiedere scusa alla famiglia della vittima e a tutta la città”. Ma il suo pentimento si è rivelato finora inutile. Poiché non ha aiutato gli inquirenti a fare luce su chi sia stato a infiggere al 61enne la coltellata fatale.

Un pentimento inutile anche nei confronti della famiglia, che già dai giorni immediatamente successivi alla tragedia aveva ribadito ai nostri microfoni che “non ci potrà mai essere perdono. Non me lo dovete chiedere – aveva detto a chiare lettere Tania, accompagnata dalla figlia Adriana -. Il perdono non ci sarà mai, perché mia figlia crescerà senza un padre. Grazie a loro ha dovuto affrontare qualcosa di disumano che una ragazza di 20 anni non dovrebbe mai vedere”.

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