Cittadini, associazioni, ex dipendenti  e bisognosi , tornano a chiedere l’apertura del Nosocomio Dentale di San Giorgio a Cremano.

Una lettera pubblica dell’associazione di volontariato “La Vita”, presieduta dal diacono Giuseppe Cavallaro che da anni chiede la riapertura del Nosocomio Dentale, riaccende i riflettori sul caso. Una storia che si trascina ormai da anni dopo che anziani, indigenti, bisognosi, ammalati, emarginati e dipendenti man mano sono stati sfrattati dalla struttura  definitivamente chiusa tre anni fa e senza che nessuno muovesse un dito per evitarlo.

L’associazione “La Vita”, pur avendo spesso adottato verso coloro  che gestiscono il bene una modalità di sensibilizzazione basata  sul richiamo cristiano agli obblighi, a partire dal Cardinale, ormai non disdegna di  farsi ascoltare in maniera più decisa e ora anche provocatoria., annunciando la possibilità di una prossima manifestazione di protesta. 

Esporre uno striscione nell’emiciclo Vaticano a Roma perché il caso venga portato all’attenzione del Santo Padre, assieme a una nuova petizione suffragata dalle firme dei cittadini. L’associazione ritiene che sia necessario ormai scendere su un terreno più concreto di  protesta per far conoscere il caso degli sfrattati del nosocomio dentale, “scippati” e privati dei loro diritti umani da comportamenti privi di carità cristiana.

Ed è proprio alla Curia  e ai suoi Cardinali che si è sempre rivolta l’associazione. Molti  sono stati i solleciti  alla Chiesa locale  e ai suoi sacerdoti affinché sostenessero le ragioni dei poveri e per spingere verso la riapertura della struttura. “I sacerdoti non intervengono - lamenta il presidente Cavallaro - abbiamo preso perciò le distanze da quello che prima ancora che politico – sociale, è divenuto un problema morale. Ancora si parla di aste, vendite, curatori fallimentari per un bene di cui sono i poveri i veri proprietari morali. La struttura deve essere restituita a loro, bisogna far si che riapra con la funzione sociale cui è stata destinata dal generoso proprietario facendo  svanire eventuali egoistici appetiti di possibili speculatori per altre destinazioni”.

Nel frattempo l’antico palazzo di fine ottocento destinato per  volontà testamentaria del  marchese Dentale al ricovero e all’assistenza dei poveri, resta chiuso e abbandonato all’incuria subendo il degrado del tempo.