“Rinuncio allo stabilimento di Torre Annunziata”. Alessandro Vescovini si arrende. La Sbe-Sud, tramite un comunicato, ha deciso di abbandonare l’idea di realizzare un nuovo sito nel capannone di via Terragneta di proprietà della Damiano Motors. Proprio ieri c’è sta stato un summit con i vertici e da qui la decisione da parte di Vescovini di lasciare il campo, assieme a tutti gli operai ex Meb. Fine del gioco di forza da parte dell'imprenditore.

“L’azienda, suo malgrado, è stata costretta a rivedere i propri piani e di decidere per una diversa location per realizzare il suo nuovo stabilimento in Campania –si legge nel comunicato- Ritardando così di diversi mesi, con gravissimo pregiudizio, la realizzazione del piano industriale pianificato”.

Poi l’attacco. “Di questo enorme danno subito, SBE-SUD ritiene direttamente responsabile la Damiano motors che prima ha messo in vendita il capannone, il cui annuncio di vendita era presente sul web fino a poche ore fa, poi lo ha fatto visionare ad un nostro addetto, il signor Vincenzo Potesta, che incredibilmente distratto nella circostanza non si accorse della presenza di alcun lavoratori, poi ci ha fornito le planimetrie ancora in nostro possesso, poi , non appena ricevuto la notifica di esproprio da parte di Asi Napoli improvvisamente non solo ha cambiato idea e si è reso conto che l’immobile che pensava di vendere fino ad un minuto prima fosse diventato indispensabile per la sua attività industriale , ma ha pensato di mettere in scena una tragicommedia grottesca volta all’insulto e alla intimidazione verso il titolare ed ai dipendenti di SBE-SUD”.

Poi Vescovini ha concluso minacciando una battaglia legale proprio contro Damiano Motors. “Non ci sarà quindi nessuna guerra tra poveri, ma solo guerra tra ricchi , senza spargimenti di sangue, ma con tante carte bollate; alla fine, tra qualche tempo un giudice stabilirà finalmente chi in questa vicenda si può definire un imprenditore e chi invece è stato solo un commediante di quarto ordine, commediante che sarà costretto a pagare profumatamente gli ingenti danni materiali e morali procurati”.

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