Vincenzo Caruso, 34 anni di Torre Annunziata, Caporal Maggiore dell’Esercito italiano, poi congedato, per l’accusa spacciava ai commilitoni nella caserma di Portogruaro. La storia è paradossale, ma emerge dall’ordinanza di 210 pagine che ieri ha smantellato la vasta organizzazione criminale dedita al traffico di droga, per conto del clan “Gallo-Limelli-Vangone”, nell’agro-boschese-oplontino.

Traffico di hashish e cocaina con sponde anche nel triveneto. Centrale, al riguardo, il ruolo del militare (nipote di Giovan Battista Ametrano), finito in carcere ieri perché coinvolto secondo l'accusa nella direttrice che da Boscotrecase conduceva gli stupefacenti fino a Trieste.

Semplici, quasi rudimentali, le tecniche utilizzate. Come emerge dalle indagini, infatti, bastava lo scambio di un sms per dare il là allo spaccio in caserma. A volte, per gli inquirenti, il Caporale cedeva dosi perfino nelle camerate. La droga, oltre che in caserma, era spacciata anche fuori: nei pressi di un bar. Vincenzo Caruso, in quest’ipotesi, lasciava “le chiavi della casa” in una busta nascosta all’interno di una pianta.           

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