Legge regionale sulla zona rossa a rischio Vesuvio, il Consiglio dei Ministri ha deciso di non impugnare la modifica apportata dal Consiglio Regionale della Campania e che di fatto ha sbloccato la possibilità di esaminare le pratiche di condono per civile abitazione presentate in base alla legge 724/1994 e 47/1985.   

La decisione è stata sancita nell’ultimo Consiglio dei Ministri, tenutosi nel pomeriggio di mercoledì 29 gennaio 2020. Il provvedimento non era scontato, anzi nell’immediatezza della riunione del Consiglio dei Ministri qualche dubbio era stato sollevato da esponenti del Movimento Cinque Stelle, in particolar modo dall’entourage del Ministro Bonafede. Ma a rassicurare il titolare del dicastero della Giustizia, ci hanno pensato i Ministri Paola De Micheli e Francesco Boccia oltre alla struttura del Ministero delle Infrastrutture. 

De Micheli e Boccia, infatti, nel corso della giornata di ieri, si sono confrontati con il vicepresidente della Regione Campania, Fulvio Bonavitacola, e il capogruppo regionale del Partito Democratico, Mario Casillo che aveva proposto l’emendamento poi approvato in Consiglio Regionale. 

Come lo stesso esponente del Pd regionale Mario Casillo, spiega in un post sulla sua pagina Facebook: “Di ritorno da Roma soddisfatto e contento di aver raggiunto un altro obiettivo a favore delle popolazioni della zona rossa del Vesuvio. Il Consiglio dei Ministri, tenutosi ieri pomeriggio, ha deciso di non impugnare la modifica apportata alla legge regionale 21/2003 che di fatto ha sbloccato la possibilità di esaminare le pratiche di condono per civile abitazione presentate in base alla legge 724/1994 e 47/1985”.   

Il provvedimento regionale di fatto non è un via libera a nessuna nuova volumetria. “In questo modo, i comuni potranno fornire una risposta certa alla richiesta di condono avanzata dai proprietari che vivono in abitazioni realizzate anni prima dell’entrata in vigore della legge regionale del 2003 con la quale si istituiva la zona rossa del Vesuvio” – spiega Casillo su Facebook.