“Torre si deve svegliare. La morte di Antonio non sia vana”. E’ questo uno dei passaggi più toccanti dell’omelia di don Mimmo Battaglia. Il vescovo di Napoli ha officiato la messa di Antonio Morione alla chiesa del Carmine di Torre Annunziata.

Circa quattrocento persone hanno voluto omaggiare per l’ultima volta il commerciante ittico ucciso la sera dell’antivigilia di Natale all’esterno della sua attività, durante un tentativo di rapina perpetrato da tre malviventi.

Dopo il saluto alla sua pescheria, il feretro è arrivato alla chiesa del Carmine. Presenti varie autorità tra cui Vincenzo Ascione, sindaco di Torre Annunziata, Giovanni Palomba, sindaco di Torre del Greco, Luca Giordano, assessore ai lavori pubblici di Boscoreale, Mario Casillo, capogruppo regionale del Pd, Francesco Emilio Borrelli, consigliere Regionale di Europa Verde e Giuseppe Manto, presidente di Confcommercio, e Carmela Sermino, vedova di Giuseppe Veropalumbo. 

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L’OMELIA. Don Mimmo Battaglia torna a poco più di otto mesi di distanza dall’omicidio di Maurizio Cerrato. Le sue parole sono un pugno al cuore per l’intera comunità. “Siamo qui per pregare Antonio. Difficile per me trovare le parole giuste, vorrei che fosse proprio lui ad aiutarmi. A provare a lasciare accesa la speranza per sentirci meno soli e tristi. Per questo, sapendo che la sua vita non è terminata, gli chiedo dove stia andando. Lascia una terra in cui si muore senza motivo e senza chiedere scusa. Lascia questo mondo, ma non le persone dalle quali è stato amato”.

Poi ha aggiunto. “Troppo breve la sua esistenza. Immagino che Antonio ora stia piangendo perché piangono le persone che ama. Perché lascia vite che hanno bisogno di abbracci e carezze. Piange perché dopo il clamore scenderà il silenzio. Il pianto, però, non ci ricorda di essere deboli ma vivi. Per questa città ora è tempo di piangere. Non cedete alle intimidazioni di chi crede di seminare paura con la violenza. Di fronte a questa morte, a qualche mese da quella di Maurizio Cerrato, è necessario che la città di svegli e che queste lacrime si trasformino in uno scatto di dignità. Questa morte non può essere inutile. Alle belve che hanno ucciso Antonio la nostra rabbia, ma non la nostra resa”.

L'USCITA DEL FERETRO DALLA CHIESA E IL VOLO DI PALLONCINI (CLICCA QUI PER IL VIDEO)

L’USCITA. Al termine della funzione c’è stato l’ultimo abbraccio commosso dei familiari. Un lungo applauso ha così salutato il feretro di Antonio Morione, ucciso per aver cercato di difendere la propria famiglia e il proprio lavoro.

"Ho voluto rappresentare e testimoniare - le parole del sindaco di Torre del Greco Giovanni Palomba - il profondo sentimento di solidarietà anche della città che rappresento, che si unisce al dolore della famiglia Morione e dell'intera comunità oplontina, dinnanzi ad una meschina ed ignobile azione criminale. Non si può morire in questo modo. La mia presenza è per unire anche la nostra realtà ad una fondamentale e necessaria esigenza di riscatto etico e morale nei confronti di un cancro sociale che non può e non deve più caratterizzate e mortificare i nostri territori e la nostra gente".


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La ricostruzione

Il saluto alla pescheria