Dopo 4 anni cala il sipario sul processo di primo grado sul crollo di Rampa Nunziante. Alle 18:10 (di ieri, 21 luglio, ndr) il Giudice Francesco Todisco ha letto il dispositivo della sentenza mettendo fine, per ora, ad una vicenda giudiziaria sulla quale erano puntati gli occhi dell’intera città.

Quattro i responsabili del crollo: Gerardo Velotto, proprietario dell’appartamento al secondo piano e committente, gli architetti Massimiliano Bonzani e Aniello Manzo ritenuti di fatto i direttori dei lavori e Pasquale Cosenza, l’operaio che ha eseguito materialmente gli interventi. Per il Tribunale loro sono i responsabili della tragedia che all’alba del 7 luglio del 2017 causò la morte di Salvatore Guida, Francesca Guida, Anna Duraccio, Pasquale Guida, Marco Cuccurullo, Adelaide Laiola, Giacomo Cuccurullo e Giuseppina Aprea.

Assolti dall’accusa di crollo Massimo Lafranco e Roberto Cuomo. Lafranco, accusato di omicidio in un secondo momento, per il giudice Todisco non ha alcuna responsabilità sulla tragedia. Condannato invece per falso ideologico ad un anno e due mesi di reclusione: bisognerà attendere le motivazioni della sentenza, tra 90 giorni, per conoscere i motivi. E capire forse perché, il giorno del crollo, si recò dal notaio insieme a Velotto per modificare il prezzo di vendita dell’immobile. Anche per Cuomo, amministratore di condominio, nessuna responsabilità sul crollo, ma una condanna per falso ad un anno e due mesi.

Una sentenza dura, che rispecchia quasi completamente le richieste del pm Andreana Ambrosino che ha guidato la pubblica accusa in questi quattro anni. Non è escluso che la Procura ricorra in appello, soprattutto per quanto riguarda le posizioni di Lafranco e Cuomo. Anche in questo caso, bisognerà attendere le motivazioni di una sentenza che, comunque, non restituirà alle famiglie i propri cari morti quattro anni fa. Il dolore dei familiari resta, e in alcuni casi esplode sotto forma di rabbia. Com’è successo poco dopo la fine del processo quando, alcuni parenti delle vittime hanno inveito contro Gerardo Velotto, unico imputato presente in aula e ad aver assistito a tutte le udienze. A differenza di chi, come Aniello Manzo e Massimo Lafranco, in aula non si è mai presentato.

Quello di oggi è solo il primo grado: per avere verità e giustizia bisognerà aspettare la Cassazione. Nessuno è colpevole fino a sentenza definitiva. Dopo quattro anni, per la città è il momento di voltare pagina. Ma non di dimenticare. E per i parenti delle vittime il momento di lasciare andare via la rabbia. Non è facile, ma è l’unico modo giusto per ricordare le vittime più giovani: Marco, Salvatore e Chicca.

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