Un incontro, o forse nuovi messaggi. Quel clima di paura che aveva vissuto qualche mese prima si era ripresentato, al ritorno dalle vacanze estive. Si concentrano su questo aspetto le indagini dei carabinieri di Gragnano, coordinati dalla Procura di Torre Annunziata, per ricostruire gli ultimi giorni di vita di Alessandro, il ragazzino di appena 13 anni precipitato nel vuoto giovedì scorso dalla finestra della sua casa di via Lamma.

Nel mirino degli inquirenti ci sono soprattutto due fratelli, nel gruppo dei sei indagati per avere istigato Alessandro a uccidersi. I due, giovanissimi dal passato burrascoso, sono già stati denunciati qualche tempo fa per avere picchiato un altro ragazzino, ancora più piccolo di Ale.

Per gli inizi della prossima settimana è stato fissato il conferimento dell’incarico per l’incidente probatorio su cellulari e computer portatile della vittima, per analizzare a fondo non solo le interazioni del ragazzino con la banda di bulli, ma anche i suoi ultimi giorni di vita.

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Si parla di una serie di messaggi minatori da parte dei componenti del gruppo, di cui farebbe parte l’ex fidanzatina della vittima. Ma perché? Alessandro viene descritto da tutti come un ragazzino socievole e con molti amici, al quale tutti volevano bene, come dimostra la folla che ha gremito la chiesa dove si sono svolti i funerali. Migliaia di persone, soprattutto ragazzi, che non riescono a darsi pace per quanto accaduto. Un dolore che difficilmente verrà dimenticato.


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