“In uno dei tanti viaggi fatti per trasportare una tonnellata di cocaina da Torre Annunziata fino ad Amsterdam, passando per Barcellona, ho avuto modo di sentir dire in vari colloqui che il mandante dell’omicidio di Matilde Sorrentino fosse Francesco Tamarisco”.

E’ quanto ha dichiarato Alessandro Montella, uno dei due collaboratori di giustizia ascoltati nella giornata di giovedì 28 novembre al tribunale di Napoli nell’ambito del processo a carico del boss, ritenuto responsabile dell’omicidio della Mamma Coraggio del Rione Poverelli a Torre Annunziata. “Ad Alfredo Gallo furono consegnati 50mila euro, dei quali la metà dallo stesso Tamarisco perché uccidesse Matilde”, ha raccontato Montella in aula, in videoconferenza dal carcere nel quale è rinchiuso.

La donna fu uccisa sull’uscio di casa il 26 marzo del 2004 con diversi colpi di pistola. Matilde Sorrentino con le sue denunce aveva rotto il muro di silenzio e omertà intorno ad una delle vicende criminali più tragiche avvenute a Torre Annunziata, ovvero l’abuso sistematico e lo stupro di diversi bambini a opera di una organizzazione di pedofili attiva nel quartiere dei Poverelli. Le immediate indagini consentirono di individuare l’autore materiale dell’omicidio, il pregiudicato Alfredo Gallo, classe 1978. Gallo che aveva materialmente premuto il grilletto contro Matilde Sorrentino venne arrestato il 30 aprile del 2004 dai Carabinieri della Compagnia di ‘Torre Annunziata e successivamente condannato all’ergastolo in via definitiva.

Nelle 7 ore di udienza al tribunale di Napoli oltre a Montella, è stato ascoltato anche Francesco Raimo, uno dei killer del clan Birra di Ercolano. Nel corso della sua deposizione, l’uomo ha raccontato di uno “scambio di killer” con i Gallo – Cavalieri di Torre Annunziata. Lo scopo del cambio di egemonia sul territorio era quella di poter agire sul territorio dell’altro evitando di poter risalire ai mandanti delle operazioni criminose. Il tutto per cercare di nascondere autori e mandanti della programmata uccisione dello stesso Tamarisco (che poi però fu arrestato per altri reati scampando all’agguato, ndr) e di altre persone ritenuti responsabili di pedofilia.

Tutti elementi rinnegati da Francesco Tamarisco ma che verranno ulteriormente approfonditi nella prossima udienza, in programma il 9 gennaio 2020: a parlare saranno altri due collaboratori di giustizia.