Era rimasto sempre in silenzio. Da uno schermo del carcere in cui si trova ha visto e sentito tutto, senza però dire nemmeno una parola. Un silenzio durante il quale sono sfilati via via, collaboratori di giustizia che lo inchiodano, tutti, come il mandante dell’omicidio di Mamma Coraggio.

Un silenzio che oggi Francesco Tamarisco ha interrotto oggi con parole e minacce pesanti, nei confronti del pm Pierpaolo Filippelli. “Dovete ringraziarmi che non sono né Pasquale Galasso e Carmine Alfieri. Altrimenti non avreste fatto il magistrato”. Poche parole interrotte subito dal giudice, ma che hanno creato non poco imbarazzo.

Si tratta di due boss che hanno messo a ferro e fuoco l’intera zona vesuviana a cavallo degli anni ’80 e ’90, salvo poi diventare collaboratori di giustizia. Alfieri, da Saviano e detto “o ntufato” per via della sua espressione sempre crucciata, ha rivendicato la responsabilità, diretta e indiretta, di circa centocinquanta omicidi. Nel corso degli anni ha chiarito la posizione del suo braccio destro, Pasquale Galasso, all'interno dell'organizzazione nota come Nuova Famiglia. Ancora oggi, le sue dichiarazioni vengono utilizzate in molti processi a carico di boss della camorra. La sua villa situata nel comune di Scafati è oggi sede di una caserma della Guardia di Finanza.

Due figure apicali del sistema criminale vesuviano che Tamarisco ha tirato in mezzo per “spaventare” il pm Pierpaolo Filippelli, che però è andato avanti per la sua strada. Deciso più che mai a inchiodare definitivamente Tamarisco alle sue responsabilità sull’omicidio di Matilde Sorrentino.

Altri tre pentiti, Pasquale Di Fiore, Aldo Della Valle e ancora una volta Michele Palumbo (sentito per il controesame della difesa). Tutti sempre con la stessa voce: “Francesco Tamarisco l’ha fatta ammazzare”.

La donna fu uccisa sull’uscio di casa il 26 marzo 2004 con diversi colpi di pistola. Matilde Sorrentino con le sue denunce aveva rotto il muro di silenzio e omertà intorno ad una delle vicende criminali più tragiche avvenute a Torre Annunziata, ovvero l’abuso sistematico e lo stupro di diversi bambini (tra i quali suo figlio) a opera di una organizzazione di pedofili attiva nel quartiere dei Poverelli.

Particolari che verranno ulteriormente approfonditi nella prossima udienza, in programma la prossima settimana.