Processo Olimpo, indagini non accurate con parecchi elementi non verificati.

Il castello accusatorio nei confronti di Adolfo Greco e di altri 5 imputati prova ad essere smontato così dai legali difensori. Si è svolta questa mattina l’udienza per il processo a carico del Re del latte. Oltre 4 ore di udienza in cui ha parlato il Viceispettore del commissariato di Polizia di Castellammare di Stabia Mario Savarese, responsabile di una parte delle indagini durate oltre 4 anni, da parte della sezione di Napoli e di Castellammare di Stabia.

Le indagini, coordinate dalla Dda, riguardano una serie di delitti contro il patrimonio (estorsioni), la persona (violenza privata) e l'ordine pubblico (violazioni in materia di armi ed esplosivi), aggravati dal metodo e/o dalla finalità mafiosa, negli anni 2013-2016 ai danni di imprenditori, esercenti commerciali e professionisti a Castellamare di Stabia, Pompei, Gragnano, Pimonte ed Agerola.

Si è cercato di ricostruire i presunti rapporti tra Greco e i clan egemoni in particolare sul territorio stabiese (clan Cesarano e D’Alessandro), dell’attentato esplosivo del 22 febbraio 2015 a una nota catena di supermercati di Castellammare di Stabia e dell’assunzione di Domenico Carolei, nipote di Paolo.

Parte della deposizione ha riguardato, infine, una serie di intercettazioni sull’utenza telefonica di Luigi Greco, figlio di Adolfo, nel periodo di campagna elettorale del 2013. Indagini che, però, come confermato in aula dallo stesso Savarese “non portarono ulteriori elementi di episodi criminosi della famiglia Greco”.

Una famiglia che, nel corso del tempo, ha ricevuto decine e decine di atti intimidatori: gli avvocati di Adolfo Greco hanno depositato infatti una serie di denunce di furti di autocarri di proprietà delle ditte dell’imprenditore stabiese e 37 denunce di rapina a mano armata nei confronti di dipendenti delle stesse aziende. Segnalazioni che rinforzano ulteriormente l’ipotesi secondi cui Greco sarebbe stato vittima e non esecutore di estorsioni.

Troppi dettagli delle indagini, però, non sarebbero stati accuratamente accertati determinando così una falla nell’impianto accusatorio costruito dal pm della Dda di Napoli Giuseppe Cimmarotta. Dettagli che verranno ulteriormente approfonditi nella prossima udienza in programma il prossimo 21 gennaio.