Troppe anomalie sospette. In più, un ampliamento ubicato nella zona rossa del Piano nazionale di emergenza Vesuvio. La cisterne al porto di Torre Annunziata ancora al centro delle polemiche. Cittadini, associazioni, parlamentari, consiglieri regionali e tecnici hanno presentato ricorso al Tar della Campania per veder annullato il decreto dirigenziale con cui si dà il via libera alla Isecold per l’ampliamento del deposito di idrocarburi all’interno dell’area portuale oplontina.

“Si tratta di una condizione inaccettabile per un territorio già in grande sofferenza e che da tempo chiede risposte per la salvaguardia dell’ambiente e per la riqualificazione urbanistica”, ha spiegato la senatrice Virginia La Mura.

Nel dicembre scorso la Regione Campania diede il via libera alla Isecold con la pubblicazione sul Burc dell’esclusione dalla procedura di valutazione d’impatto ambientale sul progetto. Due nuovi serbatoi e quattro baie di carico e di servizi tecnologici per il carico e scarico di oli minerali, con nuovi piani di viabilità, parcheggi e aree verdi. “In questo procedimento vi sono troppe anomalie che richiedono una radicale revisione dell’istruttoria – ha spiegato la senatrice La Mura -. Ritengo che una mobilitazione così ampia di associazioni e cittadini, accompagnati da esponenti politici nazionali e del territorio, debba far riflettere gli uffici regionali che dovrebbero immediatamente  assumere, in regime di  autotutela, atti volti a sospendere i provvedimenti ingiustamente emanati, basati su valutazioni che denotano l’assenza di una politica energetica regionale ed una assoluta carenza di sensibilità in tema ambientale per la salvaguardia del territorio costiero ed anche  della saluta pubblica”.

Ma c’è dell’altro. Il progetto ricadrebbe all’interno della Zona Rossa del Piano Nazionale di Emergenza Vesuvio approvato dalla Protezione Civile Nazionale, aggiornato nel 2015 e integralmente recepito dalla giunta regionale della Campania. “Mi chiedo come sia possibile che non sia stato preso in considerazione – ha continuato La Mura – così come la stabilità di un terreno che solo nel 1960 non esisteva, senza tener conto nemmeno del fatto che sono stati spesi recentemente oltre 30 milioni di euro per il dragaggio dei fondali del porto e che interventi simili possono correre il rischio di vanificare tali investimenti”.