Attesa infinita per il processo che dovrà fare giustizia sulla morte di Matilde Sorrentino. Fissata a fine mese l’udienza, il cui unico imputato è il boss che la fece uccidere. Mamma Coraggio fu ammazzata perché ebbe il coraggio di ribellarsi al clan e all’omertà che regnava a Torre Annunziata. A deciderlo fu Francesco Tamarisco, condannato all’ergastolo nel dicembre 2021 dalla Corte d’assise di Napoli. Ora i legali discuteranno in appello la sentenza che ha disposto il carcere a vita per il boss, nel dicembre del 2021.

IL VIDEO DELLA SENTENZA

Fu Tamarisco il “regista dell’orrore”. Armò la mano di Alfredo Gallo. Uccise Matilde il 26 marzo 2004 sulla porta di casa, con quattro colpi di pistola in faccia: “Così come aveva fatto perdere la faccia ai Tamarisco grazie alla sua denuncia, ora la faccia doveva perderla anche lei. Ed è stata zittita per sempre”, spiegò Filippelli nel corso della sua requisitoria presso la Corte d’Assise di Napoli.

In quell’aula di tribunale, il pm ha brutalmente riportato a galla quegli orrori. Ha raccontato come venivano adescati i bambini del Terzo Circolo Didattico. Storditi, drogati, ubriacati, zittiti con il nastro da imballaggio e infine stuprati, nei bagni della scuola o a casa dei reggenti del clan. Un quadro agghiacciante di un massacro vergognoso e immondo nel silenzio complice e colpevole di tanti che dovevano vigilare, denunciare e proteggere e non l’hanno fatto.

Gli abusi sui minori furono documentati grazie alle denunce di tre madri, i cui figli erano caduti nella rete dei pedofili. Il ruolo di assoluta protagonista venne assunto da Matilde Sorrentino, per questo detta “mamma coraggio”, le cui dichiarazioni vennero acquisite sia nella fase delle indagini preliminari, sia nel corso del processo. La sentenza di primo grado emessa il 9 giugno del 1999 portò in carcere 17 dei 19 imputati, tra cui lo stesso Francesco Tamarisco, poi assolto in appello. In seguito alla condanna i figli di Matilde furono trasferiti in una località segreta e fu cambiata loro l'identità, assistiti dall'avvocato Elena Coccia. Il 26 e il 27 luglio dello stesso anno, in appena dodici ore, vennero trucidati a Torre Annunziata Ciro Falanga e Pasquale Sansone, ritenuti tra i principali esponenti dell’organizzazione di pedofili, rimessi in libertà per decorrenza dei termini di custodia cautelare, nonostante fossero stati condannati a 15 e 13 anni di reclusione.

E ora, dopo la sentenza in primo grado, nuovi rinvii permettendo, il processo in appello chiuderà il cerchio su uno delle vicende più brutali avvenute a Torre Annunziata.

Sondaggio


Risultati



Puoi ricevere le notizie de loStrillone.tv direttamente su Whats App. Memorizza il numero 334.919.32.78 e inviaci il messaggio "OK Notizie"

vai al video