Assolto per non aver commesso il fatto. Si risolve in appello il processo a carico di Antonio Troiano, il sostituto commissario della Polizia di Torre Annunziata, accusato di aver rivelato atti coperti dal segreto d’ufficio.

Il verdetto, pronunciato dalla Corte di Appello di Napoli, ha accolto le tesi illustrate dal legale del commissario, l’avvocato Elio D’Aquino. Ribaltato il giudizio del Tribunale di Torre Annunziata che aveva invece condannato il commissario a 8 mesi di reclusione con pena sospesa.

La vicenda penale è scaturita dalle di dichiarazioni di Maria Palomba, moglie dell’imprenditore farmaceutico Nazario Matachione, che aveva accusato Troiano di aver rivelato all’ex coniuge alcune intercettazioni telefoniche che la vedevano protagonista. Il tutto nell’ambito di un’inchiesta che Troiano stava conducendo a carico dell’ex sindaco di Torre Annunziata Giosuè Starita per una problematica relativa al trasferimento di una farmacia di Maria Palomba.

Originariamente l’accusa contestata al commissario Troiano era di corruzione in concorso con Nazario Matachione. Poi successivamente l’accusa è stata modificata in rivelazione del segreto di indagine. Una sentenza che si affianca ad altri due procedimenti scaturiti dalle affermazioni di Maria Palomba, dai quali Matachione è stato assolto.

Si tratta della fine di un incubo durato sette anni e che ha portato il commissario Troiano al suo trasferimento da Torre Annunziata. Su quella storia si mobilitò una parte della città, guidata dall’ex magistrato Del Gaudio che organizzò una raccolta firme proprio per chiedere che il Troiano non venisse trasferito. Dopo poco ci furono le accuse della Palomba. Più volte l’avvocato D’Aquino ha posto l’accento su una sorta di “accanimento giudiziario” nei confronti dell’ex sostituto commissario a Torre Annunziata che “sulla scorta di dichiarazioni poi cadute in contraddizione di Maria Palomba siano state arrestate tre persone, poi scarcerate dal tribunale del Riesame per insufficienza di prove”.