Associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti e con il placet, per l’iniziale inchiesta della dda partenopea, del clan Gionta di Torre Annunziata. Hashish e marijuana di primo taglio in arrivo dall’Olanda su tir carichi di droga da spacciare nelle fiorenti piazze di Largo Genzano, Largo Grazie e del Parco Apeca di via Roma.  Si è aperto con una raffica di richieste di abbreviato, dinanzi al gup Rosanna Zinno del Tribunale di Napoli, il processo a carico di dieci persone: Maria Guarino – Luigia Talamanca – Mariarca Muscerino – Antonio Di Prisco – Antonio Guarro – Vincenzo Napoli – Raffaele Carpentieri – Angelo Stanzione – Rosa Marciano – Antonio Ercolano.

Tutti gli imputati (difesi tra gli altri dagli avvocati Ciro Ottobre, Luciano Bonzani, Maria Macera e Giuseppe De Luca) mirano adesso allo sconto fino a un terzo della pena. Per loro inoltre è già caduta, dinanzi al Riesame, l’aggravante della finalità mafiosa. Spacciavano, ma non per il clan di via Bertone 46. Prossima udienza del processo a marzo con la requisitoria del pm.

L’INCHIESTA. Era il 15 gennaio scorso: i carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata (agli ordini del maggiore Leonardo Acquaro), oltre a sgomberare Palazzo Fienga, il fortino del clan Gionta in via Bertone, eseguirono quel giorno un’ordinanza di custodia in carcere, emessa dal gip di Napoli a seguito dell’inchiesta coordinata dal pm antimafia Pierpaolo Filippelli. A finire in manette 14 persone. Tra loro anche Francesco Marciano (27 anni, figlio del cantante neomelodico Ciro ‘Tony’, già finito in carcere in altro filone della stessa attività d’indagine) e Antonio Ercolano (63), vigile urbano in servizio al Comune di Torre Annunziata, cognato di ‘Tony’ il neomelodico.

Secondo la dda di Napoli proprio l’agente della Municipale avrebbe ricoperto un ruolo “assolutamente non marginale” all'interno dell'organizzazione sgominata nell’inverno scorso. Tre le piazze di spaccio disarticolate: quelle di largo Grazie e largo Genzano, gestite per la dda da Mariarca Muscerino (consorte di Antonio Guardò, finito in manette in una precedente operazione) e largo Apeca dove - a differenza delle prime due - la cessione della droga non avveniva all’aperto ma in un’abitazione.

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