Meno di 10 secondi per raggiungere la via di fuga. Aveva pianificato ogni mossa per fuggire indisturbato, ma non è bastato.

Con tre droni dotati di termocamere e oltre 100 uomini impiegati nell’operazione, è terminata la latitanza di Antonio Di Martino, 40enne figlio di Leonardo “’o liòn” e ritenuto ancora uno degli elementi di spicco della criminalità organizzata locale. Ha provato a far perdere le proprie tracce grazie alla conformazione dell’agglomerato di case nelle quali si nascondeva, che gli permettevano di raggiungere la vegetazione e la montagna circostante “in meno di 10 secondi”, ha spiegato il capo della Squadra Mobile di Napoli Alfredo Fabbrocini.

Sfuggito alla cattura per due volte solo negli ultimi anni, nel dicembre 2018 e nel 2020, nonostante gli ultimi due anni passati da latitante, secondo il procuratore della Repubblica di Napoli Giovanni Melillo, Di Martino “continuava ad assumere una posizione di speciale rilievo nel contesto camorristico”. Attorno alla sua abitazione c’erano numerosi cani da guardia. Forse proprio grazie a loro è riuscito ad accorgersi in anticipo dell’arrivo della polizia e ha raggiunto la vegetazione in poco tempo. Ma grazie ai droni e agli uomini impiegati, è stato circondato e bloccato con altri 2 suoi parenti.

Nelle ultime settimane, ha raccontato Fabbrocini, “forse anche a cuor leggero, tornava spesso in queste case, forte del fatto di avere a disposizione vie di fuga molto agevoli. Noi abbiamo pianificato per giorni il blitz con appostamenti. Eravamo preparati a una sua fuga e siamo comunque riusciti a prenderlo, non senza difficoltà dopo un’ora e mezzo di ricerche”.

Di Martino già in passato è sfuggito ai tentativi di cattura da parte delle forze dell’ordine: nel 2013 si diede alla fuga dopo aver violentemente aggredito una pattuglia dei Carabinieri che lo aveva fermato per un controllo. Nel 2015, intercettato da una pattuglia della Polizia stradale, riuscì a fuggire dopo essersi lanciato nel vuoto da un cavalcavia dell’autostrada A16. Ora Antonio Di Martino è in cella, su di lui pendono ordinanze per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Per gli inquirenti è una figura di spicco del panorama camorristico locale e avrebbe stretto un'alleanza con i D'Alessandro di Scanzano (frazione di Castellammare di Stabia) per la fornitura di marijuana.

vai al video

Il fatto