Asserragliato nel Comune come fosse un bunker, poco lucido politicamente, il sindaco di Torre Annunziata Enzo Ascione prova a difendersi. Lo fa nel corso di una conferenza stampa convocata per spiegare alla città perché non intende dimettersi dopo l’arresto di Nunzio Ariano e Luigi Ammendola, perché ha azzerato l’ennesima giunta e perché intende andare avanti nonostante la contrarietà del suo stesso partito. Tutto ciò avviene nell’aula consiliare di via Provinciale Schiti a Rovigliano, quartiere d’origine del sindaco. Nel quartiere periferico della città, dove Ascione 27 anni fa ha raccolto i primi consensi da giovane consigliere e dove oggi è trincerato, contro tutti e tutto, sostenuto (per il momento) solo da alcuni consiglieri.

Un clima surreale dove il sindaco, senza neanche rendersene conto, afferma tutto e il contrario di tutto. Ma soprattutto, senza mai accennare ad una sua responsabilità politica per tutto quello che sta accadendo. Solo a domanda diretta riesce a farfugliare una generica responsabilità in quanto primo cittadino.

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A metà strada tra la caricatura di Prodi di Corrado Guzzanti del Pippo Chennedy Show: “Resto fermo, immobile…” e l’aplomb andreottiano, Ascione risponde ad ogni domanda senza smuoversi di un millimetro, come se la cosa non lo riguardasse. Incalzato dalle domande però non può fare a meno di incappare diverse volte in affermazioni che sono l’esatto opposto di quanto dichiarato un attimo prima.

Questo succede quando non si ha più una prospettiva ed una strategia chiara, ma si è impegnati solo nel tirare a campare, sperando in eventi futuri a favore. Nel frattempo, con la giunta nuovamente azzerata, parte la compravendita (politica) di consiglieri comunali (di maggioranza ed opposizione). La maggior parte degli eletti, senza identità politica, impegnati più nel non lasciare lo scranno in consiglio comunale, chiederanno al sindaco qualcosa per alzare la mano in consiglio. Lo faranno nel corso della “campagna d’ascolto” che il sindaco elegantemente ha annunciato per concordare 3 o 4 obiettivi strategici da consegnare, forse, alla città a fine mandato.

Una campagna d’ascolto che cozza sotto tutti i punti di vista con la volontà di fare una giunta “a mia immagine e somiglianza” come affermato dal sindaco un attimo dopo. Delle due l’una: o Ascione, in 24/48 ore fa la giunta da solo e si presenta in consiglio comunale per vedere chi è dentro e chi è fuori, oppure farà una giunta dopo aver ascoltato tutti.

Il sindaco parla di una città con pochi segnali di partecipazione e coraggio, ma nel corso dell’intervento ad apertura di conferenza stampa, descrive una città con un fermento associativo e culturale che vede solo lui. Se la prende con Diana per le “affermazioni ingenerose contro la città” ma si guarda bene dal fare affermazioni contro il suo ex, arrestato dalla Guardia di Finanza: “Aspettiamo le indagini”, dimenticando che i processi di valutazione politica non possono aspettare i tempi della giustizia e che, dopo eventi del genere, la politica ha il dovere di mettere in campo tutte le azioni possibili per sgomberare il campo e non lasciare spazio ad ambiguità.

E invece Ascione si dimostra ancora una volta campione delle ambiguità perché, se da un lato non prende le distanze dal suo ex vicesindaco arrestato, dall’altro afferma che la conferma di Ammendola in giunta a dicembre scorso (nella giunta che durò una settimana a Natale, ndr) fu opera del commissario cittadino dem Paolo Persico con il quale condivise la scelta. Prima quindi va cauto e chiede di aspettare le indagini, un attimo dopo scarica su Persico (che all'epoca ancora non era commissario cittadino del PD, ndr) la responsabilità della scelta. Una bugia enorme visto che proprio sul ruolo di Ammendola e sulla successiva conferma in giunta a dicembre, ci fu prima lo strappo con l’Udc e poi con i Progressisti.

Caos totale insomma, dove a decidere il futuro dell’amministrazione e della città sarà un manipolo di consiglieri comunali che proveranno in questo disastro a ritagliarsi uno spazio di convenienza personale. Ecco il motivo per il quale chi ha annunciato di volersi dimettere, poi alla fine non l’ha fatto (Germaine Popolo, ndr) e chi invece, per strada o al bar, si dichiara contro Ascione, con ogni probabilità in aula alzerà la mano a favore del sindaco.

Non resta quindi che attendere i nomi degli assessori “ad immagine e somiglianza” e vedere poi, nel bunker di Rovigliano, dove 27 anni fa tutto è cominciato, come andrà a finire.

La conferenza