Parcheggi e chioschi sotto chiave, sotto assedio il patrimonio di chi ha brutalmente ucciso un uomo.

A quasi due mesi dalla tragedia che ha sconvolto Torre Annunziata, un nuovo capitolo per inchiodare gli assassini di Maurizio Cerrato alle loro responsabilità. Un muro di omertà e reticenze che i carabinieri stanno provando a sfondare con la forza.

L’ultimo colpo l’hanno sferrato oggi, con un’operazione a largo raggio nel centro storico e che ha permesso di risalire a due attività, risultate poi illegali, che la famiglia Scaramella (che ha due indagati per la morte dell’ex custode degli scavi di Pompei) gestisce a Torre Annunziata. Un giro d’affari che supera i 150mila euro l’anno.

La prima operazione sul chiosco pubblico dedito alla vendita di fiori situato nei pressi del cimitero. Lo stesso che fu preso d’assalto qualche mese fa, a colpi di pistola. Denunciate due persone, per aver occupato abusivamente la struttura pubblica, esercitando la vendita di fiori senza alcuna autorizzazione.

La seconda, decisamente più redditizia, relativa al parcheggio di via Mazzini. Un’area gigantesca, di oltre duemila metri quadrati. Circa 150 posti auto, con box e tettoie, risultato poi completamente abusivo. I posti auto venivano venduti con tariffe orarie e abbonamenti, ma senza l’ombra di una ricevuta fiscale.

Nel frattempo, gli inquirenti proseguono senza sosta nella ricerca del quarto uomo protagonista dell’efferato omicidio. Dopo la scarcerazione di Antonio Venditto, si è scatenata un’autentica caccia all’uomo che assieme a Giorgio Scaramella, Domenico Scaramella e Antonio Cirillo, hanno accoltellato Cerrato nel garage di via IV novembre.

Operazioni che hanno come obiettivo quello di stringere nella morsa una delle famiglie coinvolte nell’omicidio che ha sconvolto una comunità.

Il maxi sequestro

Le denunce